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SALONICCO 2020

Recensione: Spiral

di 

- Cecilia Felmeri firma un primo lungometraggio molto promettente che si immerge nella natura, con un realismo inquietante, per una metafora della coppia e del ciclo della vita

Recensione: Spiral
Alexandra Borbély in Spiral

"Non puoi sfuggire al mondo, questa non è una soluzione". Il lago isolato in mezzo a una cornice verde selvaggia, scenario unico di Spiral [+leggi anche:
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, opera prima di Cecilia Felmeri, sembra una sorta di paradiso terrestre per i suoi protagonisti, sotto il sole estivo all'inizio del film. Ma le apparenze ingannano. Il verme è già nel frutto ed emana un odore di decomposizione e pericolo che permeerà per quattro stagioni tutto il lavoro speculare della promettente cineasta rumena, una produzione ungherese recentemente distinta con una menzione speciale del concorso 1-2 a Varsavia e presentata nella sezione competitiva Meet the Neighbors del 61° Festival di Salonicco [+leggi anche:
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Insegnanti di biologia che hanno lasciato la città per scelta, Bence (Bogdan Dumitrache) e Janka (Diána Magdolna Kiss) vivono sulle rive di un lago ereditato dal primo (da un padre che è stranamente scomparso nello stesso posto), dove vengono i pescatori ad affittare capannoni e che può beneficiare di una sovvenzione per lo sviluppo rurale. Ma inspiegabilmente, i pesci muoiono, a immagine della coppia appassita, ciascuno chiuso nel proprio mondo. Mentre Bence immette nello specchio d'acqua enormi pesci gatto ibridi (soprannominati Terminator, "sono sempre affamati, come i piranha", e una rete li deve separarare dal resto del lago), Janka passa le sue giornate a cercare un posto in cui la rete telefonica funzioni abbastanza bene per fare domanda per un posto di insegnante in città. Le stagioni passano, scandite da rare visite, fino all'inizio dell'inverno quando un evento (no spoiler) stravolge completamente il panorama. Bence si ritrova quindi da solo fino alla primavera quando un'altra donna, Nora (Alexandra Borbély), entra nella sua vita… Una seconda possibilità? Il lago svelerà i suoi segreti?

Dramma psicologico che oscilla tra realismo e iniezioni di suspense al limite del film horror, Spiral segna un debutto ben riuscito nel lungometraggio per una regista con un tocco molto personale sin dall'inizio. Non esitando a correre dei rischi di sceneggiatura, sia attraverso un colpo di scena che sembra ridistribuire completamente le carte del film o attraverso misteri sapientemente gestiti, Cecilia Felmeri lavora con grande finezza sulle metafore del lutto e della perdita, delle relazioni di coppia e dei cicli della vita. Supportata da interpreti molto solidi e da un ottimo direttore della fotografia (György Réder), la regista sa catturare le micro variazioni di un'atmosfera suggestiva e tenere saldamente un filo narrativo piuttosto delicato, tutte qualità che fanno di Spiral un'opera attraente e intrigante da decifrare, e la sua autrice una regista da tenere d’occhio.

Prodotto da Inforg - M&M con FocusFox e la società rumena Hai-Hui Entertainment, e sostenuto fra gli altri da Eurimages, Spiral è venduto da NFI World Sales.

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(Tradotto dal francese)

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