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BLACK NIGHTS 2020 Concorso Opere prime

Recensione: 25 Years of Innocence. The Case of Tomek Komenda

di 

- Il regista esordiente Jan Holoubek realizza una sinistra ma solida rivisitazione di una tragedia realmente accaduta

Recensione: 25 Years of Innocence. The Case of Tomek Komenda
Piotr Trojan (al centro) in 25 Years of Innocence. The Case of Tomek Komenda

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di Jan Holoubek è un solido film d'esordio, basato sul vero caso di Tomasz Komenda, accusato di un brutale omicidio e lasciato a marcire in prigione per diversi anni nonostante si dichiarasse innocente. Il film è stato proiettato nella sezione Concorso opere prime del Festival Black Nights di Tallinn. È il tipo di film impossibile da godersi, anche se si è ben consapevoli che in realtà è abbastanza buono. Una visione impressionante dall'inizio alla fine, che spazia dal dramma sociale alla storia di una madre premurosa e di suo figlio, per poi trasformarsi in Le ali della libertà, ma senza la voce rassicurante di Morgan Freeman.

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Questa assenza è comprensibile, data l'austerità di quasi tutto ciò che accade nel film, a cominciare dallo stupro e dall'omicidio di una ragazza di 15 anni a Capodanno del 1997. Il fatto che Holoubek abbia deciso di mostrare una scena così terribile in maniera molto più esplicita rispetto a tutto ciò che accade a Komenda (Piotr Trojan) in prigione è tanto prevedibile quanto discutibile: c'è un dibattito aperto sulla rappresentazione della violenza sessuale sullo schermo. Ma a parte questo passo falso (e alcune decisioni di casting incomprensibili, come Bartosz Bielenia di Corpus Christi [+leggi anche:
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, che è completamente fuori luogo), racconta i fatti in modo semplice e realistico, affidandosi ad Agata Kulesza, di Cold War [+leggi anche:
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, e a Trojan (che si affrontano con un'intensità che lascia tutto il resto in secondo piano).

È interessante notare come l'indagine stessa, presumibilmente la parte più importante della storia, sia trattata in modo così sbrigativo nel film. Ma se è il prezzo da pagare per dare più spazio a Trojan e Kulesza, allora così sia. Non riassumeremo qui l'intero caso, ma gli errori commessi durante il processo di Komenda sono i soliti: disordine, burocrazia e crescenti pressioni da parte dei media, che ripetevano il mantra "ancora nessun colpevole?" come uno di quei manifesti fuori Ebbing, Missouri. Nelle mani di Holoubek, diventa presto chiaro che la cosa più sorprendente non è che Komenda sia diventato un capro espiatorio, ma che abbia scelto di combattere.

La defunta scrittrice di genere true-crime Michelle McNamara, che coniò il soprannome di "Golden State Killer", odiava sentir dire che "tutto accade per una ragione" e preferiva credere che "tutto è caos, tutto è arbitrario, ed è orribile". Il film di Holoubek, che trae anche una certa forza dalle persone che dicono di sì quando tutti gli altri continuano a dire di no, e include un sorridente Komenda che appare in un piccolo cameo, dimostra che McNamara aveva ragione. Chiunque avrebbe potuto morire quel Capodanno, e nei paesi in cui il sistema giudiziario è tutt'altro che perfetto – la maggior parte, diciamo – chiunque avrebbe potuto essere un sospetto. Tutto è caos, tutto è arbitrario, ed è orribile.

25 Years of Innocence. The Case of Tomek Komenda è prodotto dalla polacca TVN e dal Polish Film Institute. La distribuzione domestica è affidata a Kino Świat.

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(Tradotto dall'inglese)

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