email print share on Facebook share on Twitter share on reddit pin on Pinterest

SUNDANCE 2021 Midnight

Recensione: Censor

di 

- Nel solido debutto di Prano Bailey-Bond, proiettato al Sundance, una censora di film horror inizia una lenta discesa in quella che sembra essere una follia totale

Recensione: Censor
Niamh Algar in Censor

La regista gallese Prano Bailey-Bond dimostra che i "video nasties" (ovvero i “video osceni”) sono una fonte inesauribile di meraviglie. In Censor [+leggi anche:
intervista: Prano Bailey-Bond
scheda film
]
, indubbiamente uno dei film più intriganti proiettati quest’anno al Sundance Film Festival, l'affetto per il genere è talmente palpabile da farci innamorare di questa invenzione tanto criticata per la sua rappresentazione della violenza, del sesso e talvolta del cannibalismo, da creare a dir poco un panico di massa. Tuttavia, non è solo un tributo a questo tipo di intrattenimento, oggetto di contrabbando. Questa è una storia realmente sincera e divertente, con osservazioni affascinanti come: "Cavare gli occhi, questo deve sparire". Ah, gli squallidi negozi di noleggio VHS, se riaprissero... ci sarebbe tutto un universo da esplorare.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Il tutto ha a che fare con il fatto che Enid (Niamh Algar), la sua protagonista, è una censora molto meticolosa, che prende il suo lavoro molto più seriamente della maggior parte dei suoi colleghi, che sembrano non far troppo caso alle immagini di squartamenti e stupri che compaiono sullo schermo. Le discussioni fra di loro sono divertenti: si dibatte su cosa si debba tagliare e cosa lasciare, citando ogni tanto Shakespeare senza un motivo apparente. Si tratta di un processo sorprendentemente rivelatore, che la dice lunga su ognuno di loro in base a ciò che li disturba o meno. Eppure, nonostante la sua professionalità, Enid sembra sempre più stanca. All'improvviso, le viene chiesto di vedere il film Don't Go in the Church, che risveglia in lei un ricordo che preferirebbe mantenere sopito. Quando vede le due ragazze che compaiono in esso, perdute nel bosco, i suoi preziosi appunti cominciano a non esserle più di grande aiuto.

Enid, la cui sorella è scomparsa anni prima – evento di cui dice di non ricordare nulla – inizia a credere che la persona che i suoi genitori preferiscono credere morta sia ancora viva. Continuerebbe a correre spaventata per la foresta, sì, ma questa volta per soldi, perché un'attrice dai capelli rossi le somiglia molto. Nonostante tutto, la sua discesa in quella che sembra essere una follia totale avviene gradualmente. In fin dei conti, va contro il suo stile da bibliotecaria e il suo approccio al lavoro, dal momento che la follia è ciò che taglia nei film e non ciò che si porta a casa a fine giornata. Ma quando la gente comincia a credere che un assassino sia stato ispirato da uno dei titoli che lei ha approvato, tra la frenesia dei media e le telefonate offensive, Enid inizia a mettere in discussione molto più della sua sanità mentale.

È interessante che il personaggio di Algar, che sembra affetto da amnesia selettiva, faccia con la mente la stessa cosa che fa con questi film: taglia cose qua e là, o semplicemente taglia tutto e arrivederci. La sua vita potrebbe essere tranquillamente adatta per i maggiori di 13 anni: niente di straordinario ad eccezione di un ragazzo che la guarda dall'alto in basso, ma questo è perché tutte le parti più succose sono state tagliate e lei teme che la minima cosa eccitante possa riportare tutto indietro. Sarebbe bello vedere tutto ciò che è stato cancellato tornare per prendersi una vendetta, nel suo massimo splendore e per molto più tempo di quanto Bailey-Bond disponga nel suo finale sbrigativo. Si rimane un po' delusi, soprattutto dopo aver passato così tanto tempo a mostrare cosa sta succedendo intorno a Enid, tutte queste folle degli anni '80 aggrappate all'idea che i film siano la causa di sofferenze. E che qualcuno, chiunque sia, potrebbe essere il colpevole di tutto. Dimenticano tutti che "l'orrore è già là fuori, in tutti noi". Non sanno nemmeno quanto.

Censor è prodotto dalla britannica Silver Salt Films. Le vendite sono gestite da Protagonist Pictures.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

(Tradotto dall'inglese)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.

Privacy Policy