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FIFDH 2021

Il FIFDH ripensa completamente la sua edizione 2021

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- Costretto per la seconda volta a confrontarsi con le restrizioni sanitarie, il festival continua a battersi per la libertà d’espressione

Il FIFDH ripensa completamente la sua edizione 2021
Dear Future Children di Franz Böhm

Arrivato alla sua 19esima edizione, il Festival du film et forum international sur les droits humains (FIFDH) di Ginevra, l’avvenimento internazionale più importante consacrato al cinema e ai diritti umani, deve di nuovo fare i conti con la pandemia rivedendo l’insieme della sua programmazione. Una sfida che la sua direttrice, Isabelle Gattiker, definisce come un’opportunità per sperimentare, per scoprire i film al di là delle proiezioni grazie alla creazione di contenuti video e sonori originali: una trasmissione radiofonica quotidiana, una serie di podcast intitolata “Utopia3” e una nuova sezione: “Paroles d’activistes” composta da una serie di testimonianze video. Un bisogno di coinvolgere nuovi pubblici, di rendere il festival ancora più inclusivo, che ha dato vita a un nuovo premio: il Prix du public.

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Per questa nuova edizione gli spettatori si trasformeranno in vera e propria giuria non solo grazie al Prix du public ma anche attraverso l’interazione con in differenti invitati virtualmente presenti a Ginevra dal 5 al 14 marzo. Il pubblico ginevrino avrà la possibilità di esprimersi (un bisogno vitale soprattutto in questo momento d’isolamento collettivo) sulle onde della radio indipendente Radio Vostok grazie al suo programma quotidiano “Comme un écho” che propone un viaggio sonoro marcato dall’umore di una Ginevra costretta a un letargo forzato. Sempre socialmente impegnato, il FIFDH promuove un accesso facilitato ed esteso alla cultura invitando i beneficiari dei Colis du coeur e di altre associazioni, così come un gruppo di pazienti dell’ospedale cittadino (HUG) a visionare gratuitamente online i film del festival.

L’insieme della programmazione 2021 (dedicata alla giornalista e militante turkmena Soltan Achilova) comprende 29 film online suddivisi in 3 sezioni competitive, così come numerosi altri programmi e 17 dibattiti con invitati importanti come l’attivista Angela Davis, la scrittrice e militante indiana Arundhati Roy, il regista svizzero Milo Rau, il compositore Max Richter, l’artista Ai Weiwei e la co-fondatrice di Black Lives Matter Patrisse Cullors.

Per quanto riguarda il programma prettamente cinematografico, il festival spazia dalle prime internazionali, come la co-produzione fra Germania, Austria e Regno Unito Dear Future Children [+leggi anche:
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del giovanissimo Franz Böhm ed europee: Shadow Game d’Eefje Blankevoort e Els Van Driel, un coming-of-age film che ha come sfondo la crisi migratoria, ambedue in competizione nella sezione Documentaires de création, e film che hanno già viaggiato nei festival più importanti. Fra questi ultimi ritroviamo, nella stessa competizione Documentaires de création: la prima svizzera di En route pour le milliard [+leggi anche:
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di Dieudo Hamadi (Repubblica Democratica del Congo/Francia/Belgio), Notturno [+leggi anche:
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intervista: Gianfranco Rosi
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di Gianfranco Rosi e The New Gospel [+leggi anche:
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intervista: Milo Rau
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del regista svizzero Milo Rau, entrambi presentati alla Mostra di Venezia, Once Upon A Time In Venezuela [+leggi anche:
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d’Anabel Rodríguez Ríos, selezionato a Sundance e This Rain Will Never Stop [+leggi anche:
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, della regista ucraina Alina Gorlova, in competizione all’IDFA. Nella competizione Fiction ritroviamo numerosi film europei: la coproduzione belgo-francese Rouge [+leggi anche:
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di Farid Bentoumi, Le traducteur [+leggi anche:
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intervista: Rana Kazkaz e Anas Khalaf
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di Rana Kazkaz e Anas Khalaf, il poetico Les racines du monde [+leggi anche:
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di Byambasuren Davaa che dipinge una comunità mongola nomade, la prima romanda di Josep [+leggi anche:
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intervista: Aurel
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, primo film del disegnatore Aurel e Si le vent tombe [+leggi anche:
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di Nora Martirosyan, entrambi selezionati a Cannes, Numbers [+leggi anche:
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intervista: Oleg Sentsov
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, del regista ucraino Oleg Sentsov con la collaborazione di Akhtem Seitablaiev e la coproduzione fra Turchia, Francia e Qatar Ghosts [+leggi anche:
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di Azra Deniz Okyay. Molti anche i film svizzeri presenti nelle differenti categorie: De la cuisine au parlement [+leggi anche:
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di Stéphane Goël e Pandémie, la révolte des citoyens contre l’Etat [+leggi anche:
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di Matteo Born e Françoise Weilhammer, nella competizione Grand réportage, e Silence radio [+leggi anche:
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intervista: Juliana Fanjul
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della regista messicana residente in svizzera Juliana Fanjul. L’ungherese Her Mothers [+leggi anche:
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intervista: Asia Dér, Sári Haragonics
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d’Asia Dér e Sári Haragonics, che tiene alti i colori della comunità LGBTIQ+ in un contesto per lo meno ostile, insieme al mediometraggio Vieillir enfermés del francese Eric Guéret, completano il plotone di film europei presenti nella sezione competitiva Grand réportage.

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