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BERLINALE 2021 Forum

Recensione: Juste un mouvement

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- BERLINALE 2021: Il belga Vincent Meessen firma un film circolare e ibrido, tra documentario e saggio cinematografico

Recensione: Juste un mouvement

Juste un mouvement [+leggi anche:
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intervista: Vincent Meessen
scheda film
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, presentato questa settimana alla Berlinale nella sezione Forum, interroga due miti che si oppongono, che si fondono ma che anche divergono. Omar Blondin Diop, attivista e intellettuale senegalese, meteora scomparsa troppo velocemente nel cielo post Maggio 68 e post Indipendenza, e il cinema "en train de se faire" di Jean-Luc Godard, in particolare La cinese, di cui Omar Blondin Diop è uno dei protagonisti, nei panni di se stesso.

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Attraverso questo gesto cinematografico che oscilla tra il documentario e il saggio filmato, Vincent Meessen, artista belga contemporaneo le cui video opere sono esposte in tutto il mondo, mette in discussione il Senegal di ieri e di oggi, ma anche il potere della collusione tra pensiero politico e pensiero artistico.

Il film inizia con una mise en abyme, un film nel film, che ritorna sulle orme di La cinese a Nanterre, e proietta le esplorazioni e l’eredità del film sulla Dakar di oggi. Dagli schermi interposti rispondono due figure tutelari, Godard, regista di protesta, e Omar Blondin Diop, idolo di diverse generazioni di giovani senegalesi, pensatore e spirito libero. Se la figura di Godard ha avuto la sua buona parte di esegesi, quella di Blondin Diop resta più fluida.

L'idea qui non è, inoltre, quella di farne un ritratto fedele e definitivo, e soprattutto non, come testimonia un suo parente, di congelarlo in una figura di martire, di collocarlo in una categoria che rischierebbe di renderlo obsoleto, ma piuttosto disegnarne un ritratto implicito e mettere in dubbio la sua presenza spettrale ma stimolante nel Senegal di oggi.

Diversi protagonisti si alternano per costruire la storia, punteggiata da estratti di La cinese. L'assistente alla regia cammina per la città, individuando i luoghi delle riprese future - riprese che sono finalmente in corso. Una giovane operaia cinese segue le orme di Omar Blondin Diop a Gorée, nella prigione dove è morto, che ora è diventata un museo. Un maestro shaolin senegalese cerca il movimento giusto. Una giovane intellettuale senegalese tiene una conferenza in cinese sul film di Godard. Il vicepresidente cinese visita il nuovissimo Museo delle civiltà nere, progettato da Senghor, finanziato dalla Cina. Ognuno interpreta o rimette in scena il proprio ruolo.

Queste azioni, o ricostruzioni della storia, sono intervallate da interviste volutamente non frontali con i compagni di Omar Blondin Diop, i suoi fratelli e amici, coloro che hanno vissuto il tumulto del pensiero e il dramma della prigione. Il loro sguardo rivolto dall'altra parte sembra richiamare il fantasma, il ricordo del loro amico e fratello.

Oggi la sua famiglia lotta per riaprire le indagini, alla ricerca della verità. Una verità necessariamente multiforme, che si incarna nei discorsi di chi gli è vicino, ma che soprattutto rimbalza tra passato e presente, risuonando in una camera d'eco dove il rifiuto dell'imperialismo difeso da Blondin Diop si scontra con il neo-imperalismo non così discreto di una Cina che usa i poteri morbidi dell'educazione e della cultura per innervarsi nel presente e nel futuro del Senegal, interferendo in particolare nell'opera commemorativa di riappropriazione della storia, corrente analizzata nel film dall'intellettuale senegalese Felwine Sarr.

Il film mostra anche questo, la storia del pensiero come pensiero in fase di scrittura, la sua versatilità e la sua capacità di cambiamento, il dialogo continuo tra gli intellettuali di ieri, di oggi e di domani.

Juste un mouvement è prodotto da Thank You & Good Night Productions, e coprodotto da Jubilee (Belgio), il CBA (Belgio), Spectre Productions (Francia) e Magellan Films (Belgio).

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(Tradotto dal francese)

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