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BERLINALE 2021 Perspektive Deutsches Kino

Recensione: The Seed

di 

- BERLINALE 2021: Il dramma crudo di Mia Maariel Meyer è un'opera compiuta e uno sguardo severo al crudele sfruttamento lavorativo di oggi

Recensione: The Seed
Hanno Koffler (centro) in The Seed

Il secondo lungometraggio di Mia Maariel Meyer The Seed [+leggi anche:
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, proiettato nella sezione Perspektive Deutsches Kino della Berlinale di quest'anno, trasmette agli spettatori una dura lezione sullo sfruttamento del lavoro e sul collasso sociale di oggi. Meyer, allieva di Goldsmiths, Università di Londra, aveva debuttato con il suo film no-budget Treppe Aufwärts [+leggi anche:
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, presentato in anteprima all'Hof International Film Festival nel 2015, dove vinse una menzione speciale.

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Il suo nuovo film segue una famiglia di tre persone, composta da Rainer Matschek (un maestoso Hanno Koffler, co-sceneggiatore del film insieme alla regista), che lavora per una società di costruzioni ed è stato recentemente nominato site manager per un importante progetto; la sua premurosa moglie Nadine (Anna Blomeier); e la loro figlia di 13 anni Doreen (Dora Zygouri). La famiglia si è recentemente trasferita in una piccola casa alla periferia della città, a causa dell'aumento degli affitti e per sbarcare il lunario, e il nuovo progetto di lavoro che gli è stato assegnato potrebbe essere la grande occasione di cui Rainer ha bisogno per lanciare la sua carriera. Due eventi cruciali iniziano a scuotere il fragile equilibrio della famiglia. Per prima cosa, Doreen fa amicizia con la sua vicina Mara (Lilith Julie Johna), una ragazza della sua stessa età proveniente da una famiglia ricca, che la incita a fare brutti scherzi e la coinvolge in un furto in un minimarket. In secondo luogo, Rainer viene inaspettatamente retrocesso dal suo capo Klose (Robert Stadlober) e costretto a lasciare il suo posto a Kleemann (un meraviglioso e odioso Andreas Döhler), un supervisore senza scrupoli pronto a sfruttare la sua forza lavoro giorno e notte per massimizzare i profitti.

Mentre i due conflitti si intensificano, siamo testimoni impotenti dell'inevitabile collasso della famiglia. Rainer e Doreen sono spinti al limite e continuano a "stringere i denti", mentre i loro due nemici trovano il modo di rendere la loro vita impossibile. La costante sensazione di impotenza non è molto diversa da quella provata guardando il dramma di Ken Loach Sorry We Missed You [+leggi anche:
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; anche qui il capofamiglia deve lottare contro i suoi tirannici datori di lavoro e la spirale di piccole e grandi disgrazie che colpisce i personaggi sembra inarrestabile. La tensione crescente si fa sentire anche attraverso il ritmo narrativo sempre più veloce del film, che nelle fasi successive diventa più rapido e angosciante.

La fotografia, ad opera di Falko Lachmund (Sisters Apart [+leggi anche:
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), si adatta meravigliosamente alla poetica del realismo sociale di Meyer e non esita a mostrare gli angoli più brutti e deprimenti delle stanze, gli interni squallidi, l'aspetto trasandato di Rainer, la ruggine e la sporcizia. La resa dei conti finale è tempestiva, crudele e significativa, in quanto offre una prospettiva più ampia – e ancora più disillusa – sul ruolo delle vittime e degli autori, nonché sul processo di disumanizzazione causato dallo sfruttamento lavorativo e dal bullismo. Nel complesso, la regista nata a Braunschweig fa un ottimo lavoro nell'affrontare questi temi abusati, scegliendo di riporre la sua fiducia sugli ottimi attori principali e sui dialoghi asciutti.

The Seed è prodotto dalla società di Baden-Baden Kurhaus Production, e coprodotto da SWR e ARTE. L’agente di vendita internazionale del film è ancora da confermare.

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(Tradotto dall'inglese)

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