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SXSW 2021

Recensione: Mau

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- Questo ritratto del grande designer canadese Bruce Mau è un documentario per il grande pubblico, stimola la riflessione ed è destinato a una bella carriera nei festival e sulle piattaforme di streaming

Recensione: Mau

Presentato in anteprima mondiale nella sezione Documentary Spotlight del festival SXSW, Mau dei fratelli registi, sceneggiatori e produttori Benji e Jono Bergmann è un biopic sul designer canadese Bruce Mau. Sebbene formalmente sia un documentario piuttosto standard su una grande personalità, la natura del suo soggetto lo rende stimolante e persino ispiratore, qualcosa che lo stesso Mau apprezzerà sicuramente.

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Per questo gigante del design, che sembra un incrocio tra Orson Welles e Babbo Natale, ma senza il cinismo del primo o la stanca eredità del secondo, l'ispirazione e l'ottimismo sono fondamentali. Possiamo anche aggiungere slancio, ambizione e perseveranza, poiché questo è un uomo cresciuto nella natura selvaggia nell'estremo nord del Canada, con un padre minatore alcolizzato violento. "Se vuoi che succeda qualcosa qui, devi farlo accadere", dice Mau verso la fine del film mentre visita la sua vecchia casa vicino a Sudbury, Ontario, per la prima volta in 25 anni.

Man mano che il film va avanti, apprendiamo dell'ascesa fulminea di Mau: insieme all'architetto olandese Rem Koolhaas, ha sostanzialmente ridefinito il design dei libri con il loro volume fondamentale "S, M, X, XL", pubblicato nel 1995 quando aveva appena vent'anni. Il duo ha capovolto la concezione abituale "prima il testo, poi il design" per farne un’opera organica, in cui il testo viene trattato come un oggetto e il design è parte del contenuto.

Questo approccio onnicomprensivo è il motivo per cui Mau è così importante. È stato invitato a ridisegnare l'identità visiva del MoMA, l'intera città della Mecca e l'intero paese del Guatemala, e per aiutare Coca Cola a disfarsi della sua immagine di terribile inquinatore. "Non si tratta del mondo del design, ma del design del mondo e della nostra capacità di plasmare il mondo", come dice lui. È da qui che nascono le sue grandi mostre, Massive Change e Massive Action.

Tra le scene girate con Mau in location a Pechino, Toronto e Città del Guatemala, e frammenti di interviste con amici, collaboratori ed esperti, nonché sua moglie (e collaboratrice) Bisi Williams, i fratelli Bergmann intervistano Mau in una sorta di spazio vuoto bianco, che ricorda le distese canadesi innevate della sua infanzia. Includono anche immagini di Mau che cammina in questo vuoto, mentre gioca con un bozzolo di seta o circondato da bolle di parole animate che elencano i suoi principi.

Leggendo "Design the Time of Your Life", "Design the Invisible" o "Compete with Beauty" e "Break Through the Noise", queste idee suonano superficiali e vuote, come post motivazionali di Facebook. E anche conoscendo il contesto, lo spettatore può ritrovarsi a disapprovare il principio guida di Mau dell’'"Ottimismo basato sui fatti". Ma tutto dipende davvero dai fatti che scegli: proprio come il fatto che le persone che vivono oggi hanno più accesso che mai all'istruzione, alle informazioni e ai servizi sanitari, la realtà è che la disuguaglianza rimane dilagante e che la disparità di ricchezza continua acrescere mentre continuiamo a distruggere il nostro pianeta.

Questo è il motivo per cui abbiamo bisogno di persone ambiziose e visionarie come Mau. Anche se il suo progetto per la Mecca non è mai stato realizzato (in breve, perché non è musulmano), gli architetti di questa parte del mondo si sono ispirati a lui e hanno sviluppato alcune delle sue idee. Anche se il rebranding del Guatemala è stato bloccato dai politici di destra, molti giovani hanno preso spunto da lui e, in effetti, continuano a farlo ogni giorno. E anche se Coca Cola è ancora un grande inquinatore, Mau è riuscito a cambiare almeno una parte della sua cultura e a salvare le discariche da decine di milioni di bottiglie di plastica.

Mau è un film biografico compiuto, adatto per il grande pubblico e che è destinato a una bella carriera nei festival e sulle piattaforme di streaming. È stato coprodotto da Babka Film Bakery e Thought Engine. Autlook Filmsales detiene i diritti internazionali del film.

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(Tradotto dall'inglese)

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