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ISTITUZIONI / LEGISLAZIONE Italia

Addio censura, ora c’è la “auto-classificazione”

- Una commissione valuterà solo la corretta classificazione dell’opera da parte di produttori o distributori in base alle quattro fasce previste dalla Legge cinema del 2016

Addio censura, ora c’è la “auto-classificazione”
Totò che visse due volte, di Daniele Ciprì e Franco Maresco, l’ultimo caso rilevante di censura di un film italiano

In molti si sono chiesti cosa significhi realmente la “abolizione della censura cinematografica” annunciata dal Ministro della cultura, Dario Franceschini, dopo la sua firma del decreto che istituisce la Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche con il compito di verificare la corretta classificazione delle opere cinematografiche da parte degli operatori.

Con l’istituzione di questa commissione al posto di quella di revisione - sul modello in uso in Francia - non sarà più possibile vietare l’uscita in sala o in tv di un’opera o imporre tagli e modifiche. La commissione valuterà solo la corretta classificazione dell’opera da parte della produzione, incaricata di “etichettare” il proprio film in base alle quattro fasce previste dalla Legge cinema del 2016: opere per tutti, opere non adatte ai minori di anni 6, opere vietate ai minori di anni 14, opere vietate ai minori di anni 18. Una classificazione, come si legge nella normativa – che è proporzionata alle esigenze della protezione dell’infanzia e della tutela dei minori, con particolare riguardo alla sensibilità e allo sviluppo della personalità propri di ciascuna fascia d’età e al rispetto della dignità umana.

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La nuova commissione è presieduta da Alessandro Pajno, Presidente emerito del Consiglio di Stato, e 49 membri, di cui 14 scelti tra “professori universitari in materie giuridiche, avvocati, magistrati assegnati a incarichi presso il tribunale dei minori, magistrati amministrativi, avvocati dello Stato e consiglieri parlamentari”; sette scelti fra esperti di “aspetti pedagogico-educativi connessi alla tutela dei minori”, altri sette “tra professori universitari di psicologia, psichiatria o pedagogia, pedagogisti e educatori professionali”; altri sette “sociologi con particolare competenza nella comunicazione sociale e nei comportamenti dell’infanzia e dell’adolescenza”, sette “designati dalle associazioni dei genitori maggiormente rappresentative”; quattro provenienti dal campo cinematografico e tre “designati dalle associazioni per la protezione degli animali maggiormente rappresentative”.

L’esiguo numero di figure con competenze strettamente cinematografiche preoccupa qualcuno, e ora che la classificazione spetta a produttori e distributori ci si chiede chi garantirà che la vecchia censura statale non diventi autocensura per non entrare in conflitto con la commissione che deve verificare l’adeguatezza della loro scelte.

A sentire l’opinione di un libertario e anarchico maestro dell’eros come Tinto Brass, che ha lottato contro la censura per tutta la sua carriera artistica, (oggi ha 88 anni, 29 film su 30 censurati), “fino a quando ci sarà una commissione che decide per la classificazione delle opere e stabilisce divieti per la visione del film, anche se soltanto in base al criterio di età, nella sostanza cambierà poco, perché non verrà superato quel sistema di controlli e interventi, da parte del potere, sulla libertà degli artisti, che è sempre stata e continua a essere per me la cosa più importante”. L’ultimo caso rilevante di censura di un film italiano risale a più di 20 anni fa: nel 1998 fu bloccata l’uscita in sala di Totò che visse due volte, diretto da Daniele Ciprì e Franco Maresco, considerato un film “degradante per la dignità del popolo siciliano, del mondo italiano e dell’umanità”, e che esprimeva “disprezzo verso il sentimento religioso”.

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