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FILM / RECENSIONI Italia

Recensione: Life As a B-Movie: Piero Vivarelli

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- Il documentario, diretto da Fabrizio Laurenti e Niccolò Vivarelli, racconta la turbolenta esistenza di un'artista poliedrico ed un eclettico uomo di spettacolo

Recensione: Life As a B-Movie: Piero Vivarelli

Piero Vivarelli è senz'altro una figura dello showbusiness italiano difficile da inquadrare e raccontare. L'artista senese è stato una personalità eclettica che, fra alti e bassi, si è distinto in diversi campi dello spettacolo: è stato regista cinematografico, paroliere, giornalista, sceneggiatore, attore e molto altro ancora. Unico documentario presente quest'anno all'interno della rassegna londinese Cinema Made in Italy (16-29 Aprile, online su MUBI), Life As a B-Movie: Piero Vivarelli [+leggi anche:
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scheda film
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arriva dopo esser stato presentato nella sezione Venice Classics della Mostra di Venezia del 2019 e aver viaggiato in diversi festival nel corso degli ultimi due anni.

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Diretto dal regista Fabrizio Laurenti e dal giornalista (e nipote di Piero) Niccolò Vivarelli, il film adotta un registro piuttosto tradizionale e già visto nell'ambito dei documentari biografici, alternando numerose immagini di repertorio ad interviste d'archivio o girate ad hoc. A dispetto dalla forma non particolarmente innovativa, il ritratto del protagonista emerge con forza e non scade mai nell'agiografia.

Il carisma e le follie di Vivarelli rendono la visione in generale piacevole e capace di destare curiosità. Seguendo un flebile ordine cronologico, scopriamo il suo stile di vita sregolato, la sua smodata passione per il gentil sesso nonché la sua bizzarra e variegata filmografia. Quest'ultima spazia dal musicarello (Io bacio... tu baci), alla commedia (Rita, la figlia americana), dal dramma impegnato (Oggi a Berlino) alla fantascienza improbabile (Satanik) fino ad arrivare al controverso cinema erotico-esotico (Il dio serpente, Il Decamerone Nero) ed all'autoparodia di Nella misura in cui.

Il documentario è arricchito dalle numerose testimonianze di giornalisti, artisti e cineasti che hanno conosciuto Vivarelli o collaborato con lui: tra questi figurano, ad esempio, Franco Nero, Pupi Avati, Steve della Casa, Giona A. Nazzaro, Vincenzo Mollica, David Zard e perfino Emir Kusturica, estasiato dall'evergreen di Adriano Celentano “24.000 Baci”, amata da Dino in Ti ricordi di Dolly Bell? e scritta dallo stesso Vivarelli.

Questi testimoni non esitano a nascondere gli aspetti più controversi di Vivarelli, sia in ambito professionale, sia nella sua sfera privata. In particolar modo, colpisce la sequenza relativa al difficile rapporto col figlio Alessandro, giovane attore morto a causa della sua dipendenza da eroina, in gran parte narrata dal regista Gabriele Salvatores che lo scelse per il suo Mediterraneo. Parte del documentario, inoltre, svela alcuni aspetti relativi alla fede politica del protagonista, in gioventù membro della Xª Flottiglia MAS e in seguito militante comunista ed unico membro italiano iscritto al Partito Comunista di Cuba (ma con un cuore anarchico).

Gli 82 minuti scorrono lisci e il racconto di questa vita “da film di serie B” risulta nel complesso ben bilanciato e con la giusta dose di ironia. Il comparto tecnico è sorretto da un montaggio gradevole (ad opera di Laurenti) ed un'ottima colonna sonora, ricca di brani scritti dallo stesso Vivarelli o tratti dalle musiche delle sue pellicole. L'effetto “Rai Teche” permane durante la visione, ma viene in parte oscurato dalla presenza di un protagonista così anticonformista e da una costruzione narrativa decisamente più solida e coinvolgente.

Life as a B-Movie: Piero Vivarelli è stato prodotto da Tea Time Film ed Istituto Luce Cinecittà. Le vendite internazionali sono affidate a Summerside Media.

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