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VISIONS DU RÉEL 2021 Concorso Burning Lights

Recensione: Way Beyond

di 

- Grazie allo sguardo al contempo freddo e alchemico della regista svizzera Pauline Julier il CERN non è mai stato tanto intrigante

Recensione: Way Beyond

Attraverso i suoi lavori Pauline Julier indaga il rapporto complesso e affascinante tra realtà e finzione, tra pragmatismo e sogni. Laureata nel 2010 del prestigioso Swiss Art Awards, l’artista ginevrina ha percorso il mondo mostrando i suoi film in centri d’arte, istituzioni e festival internazionali quali il Centre Pompidou di Parigi, la Cineteca di Toronto o il Festival Loop di Barcellona. Quest’anno è il turno di Visions du Réel dove presenta in prima mondiale (nella sezione competitiva Burning Lights) Way Beyond [+leggi anche:
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, un film misterioso dal sapore mitologico nel quale (fanta)scienza e umanità si scontrano alla ricerca di un equilibrio sempre più precario.

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Al CERN una commissione di esperti segue con interesse crescente il dossier relativo al FCC (Futur Circular Collider), un immenso cantiere dedicato alla costruzione di un nuovo acceleratore di particelle, frutto della collaborazione tra più di centocinquanta istituzioni e partner. Nell’ottica dei suoi ideatori, questa macchina futuristica ci permetterà di tornare indietro nel tempo fino all’origine stessa dell’universo. Come fare per sostenere e creare un progetto dalle dimensioni quasi sovrumane? Quali sono i limiti o meglio le difficoltà legate ad una ricerca di conoscenza che sembra non fermarsi di fronte a nulla?

Way Beyond approccia in modo al contempo poetico e brutale questa lotta affascinante fra realtà e finzione alla ricerca dell’origine dell’universo. Un’avventura complessa e multiforme, come i labirintici corridoi del CERN, fatta di scienza ma anche di confronti brutali con la realtà stessa: quale strategia adottare per convincere le istituzioni economiche e politiche della fattibilità e della necessità di un progetto scientifico che sembra più grande di noi? È possibile esprimere a parole o attraverso la scrittura concetti scientifici che vivono e si nutrono di astrazione e invisibilità? La regista svizzera ci invita a seguirla in un viaggio dai toni surreali nel quale sogni e realtà, poesia e pragmatismo si amalgamano inaspettatamente mostrando l’inevitabile ambiguità dell’umanità.

La scienza ha bisogno anche del marketing per esistere, deve sapersi vendere esprimendo a parole concetti astratti nei quali la parola è naturalmente assente. Questa costruzione di un linguaggio per certi versi artificiale anche se necessario è espressa magnificamente attraverso le immagini prive di suono (o per lo meno di voce umana) dei corridoi vuoti del CERN, quelle degli schermi dei computer o ancora delle mani degli scienziati che imitano la geografia del nuovo acceleratore. Attraverso queste immagini estremamente suggestive Julier sembra voler ridare dignità e mistero a realtà che la parola sembra a volte corrompere. Molto interessante in questo senso anche il parallelo tra la maestosità della direttrice del CERN (sorta di intoccabile papessa) che parla in una sala in penombra ad un pubblico di “fedeli” che ascoltano ammaliati le sue parole e la massa di scienziati, avvolta da un indistinto boato di voci, che si ritrova all’uscita dello stesso convegno. Il contrasto tra il silenzio quasi mistico nella sala e il successivo vocio dei partecipanti riassume perfettamente questo conflitto irrisolvibile tra dicibile e indicibile, realtà e finzione. Way Beyond è un film che va affrontato come un sogno ad occhi aperti, gustando senza remore la bellezza dell’ignoto.

Way Beyond è prodotto dalla ginevrina Close Up Films mentre Sister Distribution si occupa dei diritti all’internazionale.

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