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CPH:DOX 2021 Nordic:Dox Award

Recensione: The Banality of Grief

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- In parte sproloquio arrabbiato, in parte conversazione malinconica con la sua defunta moglie, questo strano film di Jon Bang Carlsen potrebbe non essere la sua opera migliore, ma ti cresce dentro

Recensione: The Banality of Grief

È tutto molto personale in The Banality of Grief, la reazione di Jon Bang Carlsen alla morte di sua moglie Madeleine, con la quale era sposato da 35 anni. E' un lavoro talmente personale che è difficile entrarci dentro. Il film bombarda un po’ lo spettatore con foto di famiglia, giochi privati e storie intime, troppo complesse per essere raccontate a uno sconosciuto. Carlsen sembra esserne consapevole, provando quasi fastidio per il suo dolore e la sua prevedibilità. È un uomo scontroso in lutto e il suo senso dell'umorismo nero e rassegnato si rivela un ottimo modo per entrare nella storia.

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Aiuta anche il fatto che il film, presentato nella sezione Nordic:Dox Award, non sia davvero un monologo: ha bisogno di un ascoltatore. Come sottolinea il regista, "un 'me' ha bisogno di un 'tu' per essere reale", e questo può chiaramente applicarsi al suo cinema. Dopo la morte di sua moglie, Carlsen si è dedicato a ciò che sa fare meglio: fare film. Probabilmente perché, una volta che posi la telecamera, il silenzio ti esplode nelle orecchie. Così, inizia a chiacchierare con le persone, viaggiare negli Stati Uniti e lavorare al suo nuovo progetto, alla ricerca di connessioni o aneddoti che normalmente condividerebbe con sua moglie. In effetti, lo fa ancora, mentre racconta questa storia, dimostrando che il fatto che il tuo partner se ne sia andato non significa che devi smettere di parlare.

Ciò che fa soffrire il film è l'insistenza di Carlsen nel criticare costantemente Trump, qualcosa che (per fortuna) risulta piuttosto datato ormai. Tuttavia, l'uomo sembra aprirsi sempre di più man mano che questo viaggio procede, ascoltando sinceramente gli altri. Le persone possono essere una cura per il dolore, come alcuni sostengono, ma una volta tornati a casa (a causa di un "maledetto virus"), è strano non vedere più la tua persona preferita riempire il bollitore d'acqua, come era solita fare, fiduciosa che tutto si possa risolvere con una buona tazza di tè. Se c'è qualcosa che questo film riesce ad articolare in modo molto chiaro è che, dopo aver passato tanti anni insieme, quella perdita è quasi fisica, come perdere un arto.

Egoista nel suo dolore, come si tende a essere, Carlsen riflette anche sulla sua stessa dipartita (preferibilmente sparato da un cannone, come Hunter S. Thompson, cosa che sarebbe costata 3 milioni di dollari al suo buon amico Johnny Depp). Tuttavia, il regista si prende finalmente il tempo per capire sua moglie. Il suo background, radicato in una "Irlanda timorata di Dio", la sua complicata storia familiare, che l'ha resa la "donna grintosa, selvaggia e vulnerabile" che amava, o i suoi commenti, che ora tornano quasi a perseguitarlo. Coglie anche l'occasione per vendicarsi, accennando alla sua possibile relazione con Jim Morrison. Che, se fosse vero, sarebbe ben al di sotto dell'età del consenso. Dimostrando che il fatto che il tuo partner se ne sia andato non significa che devi smettere di discutere.

The Banality of Grief è diretto e prodotto da Jon Bang Carlsen per C&C Productions.

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(Tradotto dall'inglese)

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