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HOT DOCS 2021

Recensione: Four Seasons in a Day

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- Il documentario della regista belga Annabel Verbeke esplora i pensieri e le emozioni delle persone che vivono vicino al confine tra l'Irlanda del Nord e la Repubblica d'Irlanda in modo problematico

Recensione: Four Seasons in a Day

Il primo film della Borderline Collection – una serie di sei documentari guidati dal produttore belga Frederik Nicolai che trattano della vita delle persone vicino ai confini europei – è Four Seasons in a Day [+leggi anche:
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della sua connazionale Annabel Verbeke, che è stato presentato in anteprima mondiale nella sezione International Spectrum di Hot Docs.

Il Carlingford Lough è un fiordo nel Mare d'Irlanda, tra l'Irlanda del Nord e la Repubblica d'Irlanda, e Verbeke centra il suo film sulle persone che viaggiano in traghetto da una sponda all'altra. C'è una boa che segna il confine, e i passeggeri di tanto in tanto si divertono a fare commenti su di essa.

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Le persone sedute in auto sul traghetto, o filmate nelle loro case e nei luoghi di lavoro su entrambi i lati, espongono le loro opinioni sul confine alla luce della Brexit. Un padre pro Brexit spiega a suo figlio che ora che il Regno Unito è fuori dall'Ue, saranno loro stessi a occuparsi del loro destino, "e non un paese straniero". Un pescatore unionista scherza con sua madre dicendo che le cozze potrebbero avere un passaporto irlandese o britannico, ma poco gli importerebbe. Il direttore di un'impresa di pompe funebri spera che non ci sia alcun confine duro perché le persone muoiono da entrambe le parti.

Lo stesso padre dice a suo figlio che non ha mai visto un cattolico fino all'età di dieci anni e che è fantastico che suo figlio ora possa giocare con altri bambini cattolici. Più tardi, parla con un amico, e notano come Dublino e Belfast abbiano "cambiato colore" e come la loro identità sia in pericolo. Il pescatore e sua madre raccontano come la loro famiglia non abbia mai riconosciuto il confine, mentre compongono un puzzle. Tutti questi sentimenti, che non vanno molto al di là dei soliti argomenti di cui leggiamo ogni giorno in articoli di giornale e sui social media, vengono espressi in modo sconcertante e calmo.

È una produzione generosa, che deve aver incluso microfoni in ognuna delle dozzine di auto riprese sul traghetto e telecamere montate sui loro cofani. La narrazione è ben bilanciata, con tempi più o meno uguali dedicati a ciascuno dei segmenti e agli argomenti del Leave e del Remain. Il lago stesso e le montagne circostanti sono stupendi e rendono il film una visione piacevole e tranquilla, fino a quando non inizi a pensare a quello che sta dicendo il film, o meglio, a cosa evita di dire.

Dobbiamo davvero credere che le persone che vivono vicino a questo confine, che è stato, non molto tempo fa, uno dei più duramente contestati in Europa e su cui è stato versato così tanto sangue, siano preoccupate di come il trasporto diventerà molto più difficile? Che gli ufficiali del Garda che controllano frettolosamente i veicoli sul traghetto sono solo preoccupati di dover ottenere più personale in caso venga stabilita una frontiera dura?

La formazione dell'Ue ha effettivamente messo fine alle tensioni e alle violenze tra l'Irlanda del Nord e la Repubblica d'Irlanda. Questo significa che il problema ora è risolto? Che un paio di decenni di pace hanno cancellato secoli di odio e conflitti armati tra cattolici e protestanti? Che le maggiori minacce della Brexit sono, quindi, i potenziali controlli sui trasporti?

Questo non vuol dire che il documentario sia "messo in scena", che i protagonisti stiano recitando o che l'intenzione fosse disonesta, ma certamente sembra una versione blanda ed edulcorata della storia che non suona affatto vera.

Four Seasons in a Day è coprodotto dalle belghe Off World e VRT-Canvas, la norvegese Relation04 Media, la croata Kinoteka e la lituana iN SCRiPT.

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(Tradotto dall'inglese)

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