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SHEFFIELD DOC FEST 2021

Recensione: Factory to the Workers

di 

- La storia della fabbrica croata ITAS diventa un amaro memento delle dinamiche di mercato ingiuste nel documentario di Srdjan Kovačević

Recensione: Factory to the Workers

ITAS, una fabbrica di macchine utensili nella città croata di Ivanec, è apparsa per la prima volta sotto i riflettori dei media nel 2005. L'impianto è diventato una delle tante vittime della privatizzazione non regolamentata che i successivi governi croati hanno spinto per portare investimenti stranieri. Furiosi con i loro nuovi proprietari, gli operai, guidati dal carismatico Dragutin Varga, li cacciarono letteralmente e presero il loro posto, rendendo questo l'unico esempio riuscito di una simile occupazione di fabbrica in Europa. Basando il loro nuovo modello sull'autogestione , con ciascun lavoratore che diventa azionista, sembrava quasi un'utopia che si avverava.

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Il regista croato Srdjan Kovačević sperava di realizzare un documentario su questo presunto paradiso dei lavoratori. Ma quello che ha incontrato ha portato a un film molto diverso, Factory to the Workers [+leggi anche:
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, che ha avuto la premiere mondiale allo Sheffield Doc/Fest.

Significativamente, il film si apre con un'inquadratura del ritratto dell'ex presidente jugoslavo Tito, appeso al muro della fabbrica. Ripudiato come residuo di un passato comunista nel nuovo stato della Croazia, è ancora un modello per la sinistra romantica e per gli attivisti sindacali. Kovačević ci immerge direttamente nel tumultuoso presente di ITAS, che ora è guidato dal direttore esecutivo Božo Dragoslavić, mentre il grande fumatore Varga rimane ancora il leader dei lavoratori.

La situazione sembra disastrosa per la fabbrica, i cui principali clienti sono le grandi aziende tedesche e russe: gli stipendi sono in ritardo e spesso ridotti, e i lavoratori, soprattutto i giovani, sono meno interessati alle quote societarie che alla sicurezza. L'ultima macchina è stata acquistata dieci anni fa, i prestiti e i debiti si accumulano e l’insofferenza nei confronti di  Dragoslavić aumenta. I giovani lavoratori tendono ad andarsene non appena ricevono un'offerta migliore.

Gli incontri del collettivo sono frequenti e Varga o Dragoslavić stanno davanti al microfono e parlano alla gente, che borbotta in disaccordo. I lavoratori litigano anche tra di loro, e non c'è nessun aiuto da parte dello Stato o dei fondi europei di sostegno. Sembra che il peggior tipo di capitalismo abbia vinto, poiché il mercato chiaramente non è ugualmente libero per tutti gli attori.

Tutto il film si svolge all'interno della fabbrica, e i suoi padiglioni sono così pieni di macchine rumorose che i protagonisti devono spesso urlare per farsi sentire. C'è un grande murale che copre una parete, proclamando "FABBRICA AI LAVORATORI!", di cui, man mano che il film procede, si percepisce sempre più l’ironia, in contrasto con il "Dove sono gli stipendi?!", spesso scarabocchiato sugli annunci in bacheca.

I due personaggi principali, Dragoslavić e Varga, sono sempre nervosi, il primo sempre più amareggiato e sulla difensiva alla vigilia del voto di fiducia del consiglio, e il secondo che sta ancora lottando con le unghie e con i denti per non essere sconfitto nella guerra che ha ingaggia da quasi 20 anni.

Il documentario è un orologio farraginoso e complicato, poiché lo spettatore fatica a capire i motivi esatti per cui ITAS sta andando così male. Kovačević fornisce pochissime spiegazioni, limitando il suo approccio all'osservazione e un paio di interviste, da cui otteniamo frammenti ma mai un chiarimento completa. Lo spettatore ha solo un'idea generale di ciò che sta guidando il deterioramento dell'economia del paese e può facilmente collegarlo alla difficile situazione dei lavoratori. Invece di un atteso faro di speranza, Factory to the Workers è un amaro promemoria del fatto che un modello di business equo e umano semplicemente non può competere su questo campo di gioco irregolare. Un film difficile, ma importante.

Factory to the Workers è stato prodotto da FadeIn, società con base a Zagabria.

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(Tradotto dall'inglese)

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