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CANNES 2021 Concorso

Recensione: Tout s’est bien passé

di 

- CANNES 2021: François Ozon torna all'essenziale esplorando la morte e l'eutanasia, con un ritratto di famiglia semplice, realistico e pudico dalle vaste risonanze

Recensione: Tout s’est bien passé
Sophie Marceau, Géraldine Pailhas e André Dussollier in Tout s’est bien passé

"Voglio che mi aiuti a farla finita, mi hai sentito?". Quando un vecchio e malandato padre rivolge alla figlia questo tipo di supplica, lo shock è forte, la prospettiva dell’inevitabile fine ti coglie, come una nuova fase di degrado fisico che le persone care affrontano come possono, tra livelli un po’ forzati di ottimismo, negazione della mortalità umana, tristezza e sconforto ovviamente, ma anche sostegno alimentato da sentimenti paradossali di amore e dolore, profondi ma contenuti. È nel cuore di questo momento struggente della vita che François Ozon si tuffa con meticoloso realismo con Tout s’est bien passé [+leggi anche:
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, presentato in concorso al 74° Festival di Cannes e adattato dall'omonimo libro della compianta Emmanuèle Bernheim (vista nel 2019 sulla Croisette nel documentario Être vivant et le savoir [+leggi anche:
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).

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Per Emmanuèle (Sophie Marceau), tutto comincia con una telefonata il 15 settembre: suo padre André (André Dussollier), 85 anni, ha avuto un ictus. Precipitata con la sorella Pascale (Geraldine Pailhas) nella vertiginosa spirale della vita ospedaliera, la scrittrice dapprima rifiuta di cedere al pessimismo ("è solido, si è sempre ripreso da tutto"), va in visita al capezzale di suo padre, in preda a un turbinio di sentimenti verso un genitore che non è mai stato molto tenero con lei in gioventù (come ci mostrano alcuni brevi flashback) e di indole particolarmente caparbia. Ma lo stato di salute di André peggiora rapidamente e presto chiede alla figlia di aiutarlo a morire.

Tra tormentosi dubbi e fugaci speranze di miglioramento, l'idea gradualmente guadagna terreno, con André che martella Emmanuèle per sapere se si è informata sulla questione. Così a dicembre arriva a Parigi, dalla Svizzera, la responsabile (ex giudice) dell'associazione Diritto di morire con dignità ("lo assistiamo nel suicidio, ma non siamo noi che lo uccidiamo"). Unite, Emmanuèle e Pascale preparano dunque l'ultimo viaggio del padre, ma non tutto è così semplice (al di là delle montagne russe emotive del caso) perché le due sorelle rischiano di infrangere la legge francese, e vista la tendenza del padre a parlare troppo, i loro cari cercano di ostacolare il piano...

Il tema della morte ha già impregnato diversi film di François Ozon (in particolare Sotto la sabbia [+leggi anche:
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), ma il regista non l'ha mai affrontato così a viso aperto, analizzando il processo con una grande padronanza delle ellissi (la trama va da settembre ad aprile) e una giusta dose di drammaticità, che si confà a questa piccola famiglia "normale" (con i suoi personaggi distinti – tutti ben interpretati – e i suoi scheletri negli armadi). Senza preoccuparsi della possibile riluttanza del pubblico a confrontarsi con un film del genere dopo mesi di grave crisi sanitaria, e mettendo molto chiaramente sul tavolo l'importante tema sociale dell'eutanasia (come aveva fatto, in modo diverso, Quelques heures de printemps nel 2012), il regista si inserisce in un dibattito pubblico universale. Perché questa storia "è la nostra storia".

Prodotto da Mandarin Production, Tout s’est bien passé è venduto nel mondo da Playtime.

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(Tradotto dal francese)

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