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BLACK NIGHTS 2021 Concorso opere prime

Recensione: Precious Ivie

di 

- Nel suo primo lungometraggio, Sarah Blaßkiewitz si occupa delle forme più casuali di razzismo nella società sassone, oltre all'identità dell'eroina e al suo bisogno di cambiamento

Recensione: Precious Ivie
Haley Louise Jones in Precious Ivie

Ci sono due cose che sono ampiamente note riguardo al razzismo: che è semplicemente cattivo e sbagliato, e che è lungi dall'essere eliminato. Mentre è facile individuarlo e denunciarlo quando appare nelle sue forme più sfacciate di insulti e attacchi, le sue forme più candide e casuali – che potrebbero non essere da disprezzare di per sé, ma che comunque perpetuano gli stereotipi – spesso passano inosservate Nel suo primo lungometraggio, Precious Ivie [+leggi anche:
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(dopo alcuni cortometraggi, un mediometraggio e alcuni episodi del programma televisivo Druck), Sarah Blaßkiewitz cerca di affrontare proprio queste forme di razzismo “positivo” nella sua città natale, Lipsia.

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Il film è stato presentato in anteprima mondiale all'inizio di quest'anno al Festival di Monaco di Baviera e la sua proiezione nel Concorso opere prime del Tallinn Black Nights Film Festival  fa da anteprima internazionale. La proiezione qui non è una sorpresa, dal momento che a Tallinn ha vinto il Baltic Event Works in Progress Award due anni fa, mentre era in fase di sviluppo.

Sembra che niente del razzismo per cui Lipsia e Sassonia sono famigerate colpisca il nostro personaggio principale (interpretato da Haley Louise Jones, che ha una vasta esperienza nella recitazione televisiva): è una giovane donna di razza mista che si sente completamente integrata nella società tedesca e condivide gli stessi problemi del resto della gente della sua generazione. Divide il suo tempo tra due lavori, uno come maestra d'asilo e l'altro nel solarium del suo miglior amico Ingo (Maximilian Brauer), in attesa di un collocamento a tempo indeterminato in una delle eleganti scuole Waldorf. Lei e Ingo, insieme alla sua coinquilina Anne (Anne Haug, intravista in The Collini Case [+leggi anche:
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di Marco Kreuzpaintner), formano un trio di amici d'infanzia.

Ivie presta poca attenzione alle domande e ai commenti che riceve ai colloqui di lavoro nelle scuole che si concentrano più sulla sua razza che sul suo background di insegnante, o anche al fatto che i suoi migliori amici la chiamano con il soprannome "Schoko" (tradotto intelligentemente come " Brownie”). Tutto cambia quando riceve una visita da Naomi (Lorna Ishema, vista in Kids Run [+leggi anche:
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di Barbara Ott), la sorellastra che non sapeva di avere, che vive a Berlino. Arriva con la notizia della morte del loro padre Amadou in Senegal e l'idea che i due dovrebbero andarci insieme.

In quasi due ore di durata, Blaßkiewitz racchiude una serie di argomenti potenzialmente interessanti, come i contrasti tra Oriente e Occidente, amicizia contro famiglia e un ramo della famiglia contro l'altro, ma Precious Ivie dà il meglio di sé quando tratta dell'identità accuratamente formata della protagonista che cade a pezzi se vista da un'altra angolazione e sotto una nuova luce. Alcuni dei problemi esistenziali di Ivie derivano dal suo essere nera, mentre altri sono radicati nel fatto che non è abbastanza nera o "esotica" da perpetuare gli stereotipi.

Il problema con l'approccio alla scrittura di Blaßkiewitz è che la sceneggiatura va troppo a ruota libera e Precious Ivie tende a diluirsi, disperdendosi in determinati punti di svolta. Le sue capacità nel dirigere gli attori, oltre che nel prendere decisioni estetiche e tecniche, raggiungono un buon livello di competenza, ma non memorabile, per cui Precious Ivie risulta un po' blando nello stile. In ogni modo il film può essere apprezzato per l'importanza del suo argomento e per la visione chiara che fornisce.

Precious Ivie è una produzione della tedesca Weydemann Bros in coproduzione con ZDF – Das kleine Fernsehspiel.

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(Tradotto dall'inglese)

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