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BLACK NIGHTS 2021 Concorso

Recensione: Un lugar llamado Dignidad

di 

- Matías Rojas Valencia va dritto all'inferno nel suo film in concorso ufficiale a Tallinn basato su una terrificante storia vera che sarebbe meglio fosse completamente inventata

Recensione: Un lugar llamado Dignidad
Hanns Zischler e Salvador Insunza in Un lugar llamado Dignidad

La "Colonia Dignidad" cilena, fondata dall'ex soldato nazista Paul Schäfer, ha raggiunto un certo livello di infamia nel corso degli anni, e per ottime ragioni. Diventato famoso come luogo di vero e proprio culto, dove la manipolazione e l'abuso dilagavano - Schäfer, morto nel 2010, era un noto pedofilo - essa serviva anche come centro di detenzione clandestino dove gli oppositori del regime di Pinochet sarebbero stati torturati e uccisi.

In breve, si tratta di tanto dolore, paura e puro orrore, e Matías Rojas Valencia fa bene a non coprire nulla nel suo A Place Called Dignity, in concorso alle Tallinn Black Nights. Il film suggerisce più di quanto mostri, anche se ciò che mostra è comunque molto inquietante. O semplicemente stravagante, poiché Schäfer, terrorizzando il suo gregge in ogni modo possibile, non si preoccupa di uccidere anche Babbo Natale per dare loro una lezione.

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C'è una certa dimensione onirica in questa coproduzione cileno-argentino-tedesca – e probabilmente è appropriata, se consideriamo quanto siano stati davvero sottoposti a lavaggio del cervello gli occupanti di quel posto o quanto siano stati traumatizzati. Scegliendo un bambino come protagonista, Rojas Valencia mantiene nascoste molte cose: Pablo (Salvador Insunza) è un ragazzo intelligente, ma gli viene comunque detto di ascoltare gli adulti e fidarsi di loro, soprattutto  dello “lo zio Paul" (Hanns Zischler), anche quando gli suggeriscono di fermarsi a dormire una notte. Anche lui è solo, proprio come tutti gli altri lì, poiché al tiranno conviene che sia così. Anche che nessuno sappia nulla del mondo al di fuori dei cancelli della colonia, o anche della propria sessualità, il che porta alla scena più assurda del film, con due persone disperate che cercano di capire come fare un bambino, e falliscono. Ma porta anche alla violenza sessuale.

C'è un aspetto strano e performativo nell'approccio di Schäfer al suo regno. Continua a filmare le persone, sognando di creare la sua "Piccola Germania". "Dio vede tutto", dice un personaggio, e sicuramente c’è qualcuno che sta sempre a osservare. Zischler assume un aspetto da cattivo di Bond, e ne offre una versione vietata ai minori, ma l'occasionale scendere del film nella bizzarria è in realtà benvenuto. Potrebbe non essere la visione definitiva di come è andata per davvero, poiché Rojas Valencia sembra più interessato all'atmosfera opprimente della Colonia Dignidad piuttosto che a elencare ogni singola cosa di quello che è accaduto laggiù, ma è difficile scrollarsi di dosso la sua inquietudine. Pare che il luogo, ribattezzato Villa Baviera, sia ora aperto ai turisti, pubblicizzato su Tripadvisor come un posto “dall'atmosfera accogliente per riposare e godersi il silenzio in un ambiente naturale sorprendente e con un servizio di prima classe". Senza voler mancare di rispetto ai suoi proprietari, ma alcuni posti si dovrebbero semplicemente radere al suolo.

A Place Called Dignity è prodotto da Quijote Films. Le vendite internazionali sono a cura di New Europe Film Sales.

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(Tradotto dall'inglese)

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