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IFFR 2022 Concorso Big Screen

Recensione: Mi vacío y yo

di 

- Adrián Silvestre torna alla finzione portando sullo schermo le avventure di Raphäelle Perez, una ragazza trans francese alla ricerca della sua identità e di una vita piena... come tutti

Recensione: Mi vacío y yo

Si può essere se stessi, con assoluta libertà, senza pressioni sociali? Questo si chiede Mi vacío y yo [+leggi anche:
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, lungometraggio selezionato nel concorso Big Screen dell’IFFR 2022 e diretto da Adrián Silvestre dopo Los objetos amorosos [+leggi anche:
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e Sedimentos [+leggi anche:
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. Come in quest'ultimo documentario, ancora una volta il cineasta valenciano entra nella comunità trans di Barcellona, ​​stavolta nella finzione e con una protagonista unica: Raphäelle Perez, una ragazza francese che nel film condivide parte delle sue esperienze, in particolare quelle legate alla ricerca della propria identità.

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Perché... cosa significa essere una donna, un trans o un uomo? Ciascuno ha una sua opinione al riguardo. E fino a che punto una persona deve adattarsi, arrivando persino a modificare il proprio aspetto fisico – con il rischio sanitario, irreversibile e psicologico che ciò comporta – ai modelli sociali per essere accettata? Raphi nuota in un mare di dubbi fin dai primi istanti di Mi vacío y yo. Lavora, esce con ragazzi e ha amiche che la sostengono, ma l'ambiente la costringe continuamente a definirsi, incasellarsi, entrare in un modello accettato.

Silvestre, che ha scritto la sceneggiatura di questo lungometraggio insieme alla protagonista e a Carlos Marqués-Marcet (regista esperto nel ritrarre relazioni intime e sentimentali, come dimostrano 10.000 km [+leggi anche:
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, Tierra firme [+leggi anche:
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o Los días que vendrán [+leggi anche:
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, presentato in questo stesso festival nel 2019), consente allo spettatore di accompagnare Raphi alle sue consultazioni psicologiche, ai suoi incontri con il gruppo trans I-Vaginarium (alcune delle partecipanti erano già presenti in Sedimentos) e ai suoi appuntamenti con uomini vari. Anche nei loro incontri sessuali, la protagonista deve assumere ruoli predefiniti e non sempre decisi liberamente.

Il mondo delle app di incontri, in cui ogni profilo offre una rappresentazione personale in una vetrina virtuale, è un elemento cruciale della trama di questo film che mette in discussione le categorie, gli stereotipi e le etichette che possono ostacolare uno sviluppo pieno della vita. Forse sarebbe più giusto (e, anche, un po' utopico) educare lo sguardo dell'altro, renderlo permissivo e tollerante, affinché accetti la differenza senza cliché. Ebbene, come esclama Raphi a un certo punto di questo film, quando non si vede rientrare in nessuna categoria sociale prestabilita: "Non sono un alieno!". Lei, infatti, è se stessa, con i suoi desideri, i suoi sogni e le sue carenze: non importa quale abito indosserà quel giorno o il colore dei suoi capelli, perché sotto il suo aspetto c'è qualcuno di unico, con il suo personalissimo modo di essere, di sentire e vivere... che agli altri piaccia o meno.

Mi vacío y yo è una produzione di Testamento ProduccionesPromarfi FuturoAlba Sotorra Produccions. A Malaga ha ricevuto il premio Work in Progress (WIP) e adAbycine Lanza il Filmin Distribución.

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(Tradotto dallo spagnolo)

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