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CANNES 2022 Semaine de la Critique

Recensione: Aftersun

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- CANNES 2022: Charlotte Wells mostra il suo grande potenziale come regista con un film d'esordio sottile, sensibile e molto controllato sulle vacanze di un padre divorziato con sua figlia di 11 anni

Recensione: Aftersun
Francesca Corio e Paul Mescal in Aftersun

Prendere un soggetto classico del realismo sociale britannico e infondergli una cifra personale e originale, rivelando allo stesso tempo le proprie doti da regista e i retroscena dei due personaggi principali. Con il suo primo lungometraggio, Aftersun, in concorso alla Semaine de la Critique del 75° Festival di Cannes, la regista scozzese Charlotte Wells si è subito distinta come una voce singolare, ricca di finezza e sensibilità, e non sorprende quindi che la compagnia co-fondata da Barry Jenkins sia tra i principali produttori del film.

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"Ho appena compiuto 11 anni e tu ne compirai 31 tra due giorni". Sophie (Francesca Corio) e suo padre Callum (l'irlandese Paul Mescal, in ascesa dai tempi della serie Normal People) trascorrono insieme alcuni giorni di vacanza estiva in un piccolo e modesto resort in Turchia. Callum, che è separato da tempo dalla madre di Sophie e non vive più a Edimburgo, bensì a Londra, indossa la maschera del padre premuroso, ma dietro la sua dolcezza, il suo umorismo, i suoi sforzi per garantire che il soggiorno raggiunga il suo standard di felicità familiare (mangiare un gelato, prendere il sole a bordo piscina, fare immersioni subacquee, giocare a filmarsi con un miniDV), un alone di tristezza circonda il giovane uomo, una profonda frattura interiorizzata, non solo economica (non potendo offrire niente di meglio) ma soprattutto esistenziale, che la figlia trafiggerà un po’ per volta, mentre lei stessa sta provando le prime curiosità dell'adolescenza.

Perché si tratta davvero di amore per Sophie, di legami da (r)intrecciare, di ricordi da rievocare (il film è costruito in modo discreto e intelligente tramite flashback) con questo padre goffamente protettivo, i suoi strani movimenti di tai-chi e i suoi libri sul comodino, Come meditare e Poems, Stories and Writing (di Margaret Tait, che è stata anche una regista emblematica nella storia del cinema scozzese e un'appassionata viaggiatrice, il che ovviamente non è casuale). L'essenziale è cercare di capire il linguaggio dell'altro, chi è l'altro, e condividere lo stesso cielo se non lo stesso spazio.

Interpreti perfetti, messa in scena raffinata e inventiva, senso del tempo, della luce e dell'inquadratura, sensibilità sottile, piccolo "crossover" e sapiente ribaltamento del principale soggetto narrativo del film dal padre alla figlia, intreccio armonioso di simboli e motivi che raccontano cose diverse: sotto il suo aspetto "banale", Aftersun è un'opera prima davvero impressionante.

Prodotto da Pastel (la società del regista americano Barry Jenkins) e Unified Theory, Aftersun è venduto nel mondo da Charades.

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(Tradotto dal francese)

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