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CANNES 2022 Cannes Première

Recensione: Nos frangins

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- CANNES 2022: Rachid Bouchareb rivisita tra documentario e finzione la morte mediatica di Malik Oussekine, nel 1986, e quella anonima di Abdel Benyaha, sullo sfondo delle violenze della polizia

Recensione: Nos frangins
Adam Amara in Nos frangins

"E quegli squarci segnati per sempre sulla tua pelle, come altrettante coltellate, cicatrici profonde per Malik e Abdel, per i nostri fratelli caduti (…) Ricorda il tuo amore per loro, non soccombere all'odio". Il brano Petite di Renaud, che accompagna i titoli di coda di Nos frangins, il nuovo film di Rachid Bouchareb, presentato nel programma Cannes Première del 75° Festival di Cannes, trasmette idealmente lo stato d'animo di un'opera che è insieme istruttiva e struggente, frutto di un approccio cinematografico rispettoso e impegnato basato sulla memoria e sulla fraternità.

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È un evento che ha segnato tragicamente la storia recente della Francia (e che è ancora oggi tristemente attuale), ossia la morte del giovane Malik Oussekine a causa delle violenze della polizia nel centro di Parigi – a margine delle grandi proteste studentesche contro un disegno di legge di riforma universitaria, nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 1986 – che il regista rivisita, incorporando vari materiali d'archivio televisivi e radiofonici dell'epoca (che riflettono la risonanza nazionale del caso) in un semplice e toccante filo narrativo immaginario sui parenti del defunto e sul poliziotto in prima fila nell'indagine interna dell'Ispettorato generale dei servizi (IGS).

In particolare, nella sua metodica esplorazione (sabato 6, domenica 7 e mercoledì 10 dicembre) dei tentativi di nascondere le circostanze che circondano la morte di Malik Oussekine, Rachid Bouchareb aggiunge al suo film un elemento di contrasto altrettanto affascinante e commovente sotto forma di un’altra giovane morte ma molto più anonima: quella di Abdel Benyaha, ucciso a Pantin, nella banlieue di Parigi, la notte stessa di Malik, da un poliziotto ubriaco fuori servizio mentre cercava semplicemente di sedare una rissa in un bar.

Un uomo collega queste due storie: l'ispettore dell'IGS Daniel Mattei (Raphaël Personnaz), un funzionario obbediente che esegue (con crescente disagio) gli ordini dei suoi superiori, intimidendo e poi nascondendo per 48 ore la notizia della morte di Abdel alla sua famiglia (il padre meccanico interpretato da Samir Guesmi e suo fratello, Lais Salameh), sostenendo che il defunto è semplicemente in ospedale, ferito ma inaccessibile. Perché la loro priorità è innanzitutto "gestire" il caso di Malik Oussekine (Adam Amara), picchiato a morte dalla brigata di volteggiatori motorizzati nel cuore del Quartiere Latino (mentre tornava a casa da un concerto jazz) in mezzo a un clima già teso, aggravato dai violenti scontri tra manifestanti e forze di polizia. Rapidamente diffuso dai media (all'inizio disinformati, poi sempre più rilevanti nella loro schiacciante contro-inchiesta che costringe le massime autorità del paese a prendere una posizione pubblica), il caso Malik Oussekine diventa subito un simbolo nazionale. Ma per suo fratello e sua sorella (Reda Kateb e Lyna Khoudri), è una spirale di ansia, dolore, incomprensione, rabbia e desiderio di giustizia... Intanto, all'obitorio, i corpi di Malik (che per integrarsi meglio aveva segretamente avviato le procedure per convertirsi al cattolicesimo e diventare sacerdote) e Abdel aspettano le loro famiglie e le loro bare…

Teso, incisivo, ben documentato e semplice ma intenso nel raccontare l'impatto emotivo di questi eventi, Nos frangins intreccia documentario e finzione con grande efficacia (una menzione speciale va al montatore Guerric Catala e ad Amine Bouhafa per le musiche), lasciando una forte impronta filmica di memoria individuale e collettiva su un fenomeno sociale doppiamente emblematico che le giovani generazioni dovrebbero conoscere.

Prodotto da 3B Productions, Nos frangins è coprodotto da France 2 Cinéma, Le Pacte e Wild Bunch, che guida anche le vendite internazionali.

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(Tradotto dal francese)

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