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FILM / RECENSIONI Italia

Recensione: La mia ombra è tua

di 

- Il film di Eugenio Cappuccio su uno scrittore scorbutico ritiratosi sulle colline toscane e un giovane laureato scorre liscia e banale verso la fine scontata, senza un guizzo di originalità

Recensione: La mia ombra è tua
Giuseppe Maggio e Marco Giallini in La mia ombra è tua

La mia ombra è tua, diretto da Eugenio Cappuccio (Se sei così ti dico si [+leggi anche:
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) è un film indirizzato a sessantenni nostalgici convinti che guidare un’auto fuori moda rossa, inalare cocaina come fosse acqua termale e rimettersi con la compagna di scuola amata 40 anni prima possa renderli felici.

Presentato al Taormina Film Fest e in uscita il 29 giugno nelle sale italiane da 01 Distribution, il film racconta di Vittorio Vezzosi (Marco Giallini), scrittore che ha raggiunto la fama con un solo libro, I lupi dentro, ha smesso di scrivere e si è rinchiuso in una villa sulle colline toscane (ma non pensate a J. D. Salinger). Grazie ad una influencer che ha riscoperto il libro scritto 25 anni prima, l’editore (Claudio Bigagli) è convinto che Vittorio possa ritentare il colpo e scrivere un sequel. Per questo manda in ricognizione un suo discepolo, il nerd venticinquenne Emiliano (Giuseppe Maggio) appena laureato con il massimo dei voti in Lettere Antiche. Dopo i primi scontri con lo scorbutico scrittore che lo sta ospitando, il giovane e il vecchio fanno amicizia e intraprendono un viaggio verso Milano con la Jeep CJ-5 rossa senza parabrezza. Vittorio dovrebbe annunciare il nuovo libro, ma la sua segreta intenzione è quella di incontrare e riconquistare Milena (Isabella Ferrari), la sua fidanzatina di 38 anni prima.

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La sceneggiatura, dall’omonimo romanzo di Edoardo Nesi, ha più di un problema. Prima di tutto l’idea di partenza. Il confronto sarebbe stato con Scoprendo Forrester di Gus Van Sant, con Sean Connery anziano scrittore che dopo aver vinto un Premio Pulitzer si è ritirato a vivere come un recluso nel suo appartamento di New York. Per fortuna La mia ombra è tua nemmeno tenta di creare un parallelo con quel delizioso film sull’amore per la scrittura, anzi. Il registro è quello della commedia che scorre liscia e banale verso la fine scontata, senza mai un guizzo di originalità. Il personaggio dello scrittore è sostanzialmente un grossolano buzzurro senza un briciolo di carisma, che spara solo battute scadenti a sfondo sessuale (ma non pensate a Philip Roth o John Updike) e non dice una sola cosa che abbia senso in 107 minuti (la sua unica frase “intelligente”, sottolineata due volte, sarebbe: “La vita è breve e sudicia, ma ha dei momenti belli”). Per dire, la prima sera lo scrittore porta il nerd in un club chiamato “Night Club” in cui lap dancer ovviamente di nazionalità russa si offrono di svezzare il giovane che, secondo lo scrittore, “puzza di testosterone rancido”.

Il fedele servitore/amico nordafricano dello scrittore (il senegalese Sidy Diop), la giovane fidanzata di Emiliano (Anna Manuelli) e l’avvenente Milena fanno da contorno alla scomposta commedia che punta solo sulla presunta simpatia della coppia di protagonisti e che mostra solo un debole accenno al tema della paternità. Il titolo è una citazione dal romanzo Sotto il vulcano di Malcolm Lowry (“Io non ho casa solo un’ombra. Ma tutte le volte che avrai bisogno di ombra, la mia ombra è tua.”), frase che lo scrittore si fa tatuare durante il film senza motivo apparente.

La mia ombra è tua è prodotto da Fandango con Rai Cinema. Le vendite internazionali sono affidate a Fandango Sales.

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