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PULA 2022

Recensione: The Head of a Big Fish

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- Il primo lungometraggio di Arsen Oremović è uno sguardo lucido ed emotivo sulle difficoltà della vita quotidiana in Croazia segnata dalla guerra, nel passato, e da una continua transizione, nel presente

Recensione: The Head of a Big Fish

Non capita spesso, nel mondo del cinema e nel regno del cinema croato, che un critico cinematografico si dedichi alla regia. Arsen Oremović ha iniziato il suo lavoro nel cinema come critico, prima di passare alla regia con cortometraggi e documentari di corto e mediometraggio. The Head of a Big Fish, il suo primo lungometraggio, è stato presentato in anteprima al 69° Pula Film Festival, dove ha vinto anche una Golden Arena, assegnata a Lana Barić come miglior attrice protagonista (leggi la news).

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Dalla descrizione della trama, liberamente adattata dall'omonimo romanzo di Ognjen Sviličić, ci si può aspettare che The Head of a Big Fish sia l'ennesima variazione croata del cosiddetto "miserabilismo" dell'Europa orientale, in cui il trauma della guerra si mescola al trauma della vita in una società (post)transitoria. La scena iniziale, in cui seguiamo il protagonista, potrebbe rafforzare questa idea. Soprannominato Tractor (Neven Aljinović-Tot in un raro ruolo sul grande schermo), vive da solo in una casa fatiscente da qualche parte in campagna vicino al fiume, indossa abiti militari dismessi, prende le pillole perché ha problemi a dormire la notte e flirta con l’idea di spararsi un colpo con il suo AK-47 avanzato dalla guerra.

Ma suo fratello Andrija (Nikša Butijer, visto in Quit Staring at My Plate [+leggi anche:
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di Hana Jušić) ha idee diverse. Nella sua routine quotidiana come tassista a Zagabria, aspetta la sua occasione fortunata, dopo una serie di opportunità commerciali fallite e investimenti andati male. Ha appena venduto la casa dei genitori a un pezzo grosso del posto, e Tractor ora deve trasferirsi nell'appartamento di Zagabria dove Andrija vive con sua moglie Vesna (Lana Barić, nota per Tereza37 [+leggi anche:
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). Le possibilità che un uomo abituato a vivere da solo trovi la pace in una città frenetica sono scarse, ma Tractor ha poca scelta, e Vesna si offre di aiutarlo, o almeno ascoltarlo con empatia...

Essenzialmente un pezzo da camera a tre mani, The Head of a Big Fish si affida ai suoi attori, e il lavoro di Oremović con loro – basato su una serie di prove prima delle riprese – è perfetto, poiché dà naturalezza e sincerità alle connessioni tra i personaggi. Aljinović-Tot mostra il suo potenziale per ruoli importanti del tipo "uomo qualunque", così come Butijer. Da parte sua, Barić mostra che le fa bene lasciarsi alle spalle un certo glamour, poiché è più che capace di canalizzare l'empatia che ci si aspetta dal suo personaggio.

The Head of a Big Fish potrebbe essere l'immagine più realistica e artistica della realtà della società croata, dove le cicatrici della guerra sono ancora fresche mentre continuano ad apparire le nuove cicatrici delle difficoltà della vita quotidiana. È anche un film pensato con molta attenzione, in termini di costruzione del personaggio, drammaturgia e regia, ma a differenza di molti film realizzati da (ex) critici e teorici, non sembra freddo e distante.

L'attenzione per alcuni dettagli sullo sfondo viene naturale a un regista che ha imparato il suo mestiere realizzando documentari (nel suo primo terzo, The Head of a Big Fish si presenta come un raffinato amalgama di documentario osservativo e poetico). Altri, invece, appaiono discretamente intessuti nella trama del film (come l'etnia di Vesna, accennata attraverso alcune delle espressioni che usa) e riescono comunque a sorprenderci, soprattutto quando Oremović non li usa come spunti di trama. Alla fine, The Head of a Big Fish potrebbe essere descritto come un capolavoro del cinema naturalista contenuto e sobrio.

The Head of a Big Fish è una produzione croata della compagnia Izazov 365.

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(Tradotto dall'inglese)

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