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SAN SEBASTIÁN 2022 Concorso

Recensione: El suplente

di 

- Diego Lerman torna con un ritratto vibrante e onesto della vita in un liceo di un quartiere periferico di Buenos Aires

Recensione: El suplente
Juan Minujín in El suplente

Cinque anni dopo aver corso per la Conchiglia d'Oro con Una especie de familia [+leggi anche:
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, Diego Lerman torna in concorso al Festival di San Sebastian con El suplente [+leggi anche:
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, un film carico di tensione e umanità.

Fin dall'inizio del film ci è chiaro che Lucio, il nostro protagonista, è un uomo in crisi. Lo vediamo alzarsi nudo dal letto, osservare l'immensità di Buenos Aires dalla finestra e trascinare il suo corpo verso la doccia, preparandosi per un nuovo giorno con scarsa motivazione. Lucio è uno scrittore che non scrive, un uomo da poco separato che gestisce come può la frustrazione della fine della sua relazione e che si sforza di educare sua figlia cercando di far sì che il dramma della separazione dei suoi genitori la colpisca il meno possibile. In questo scenario, non sorprende che l'uomo abbia bisogno di trovare un motivo che lo spinga a mandare avanti la sua esistenza con rinnovato entusiasmo. Questo nuovo stimolo lo trova nella scuola di un quartiere di periferia dove inizia a lavorare come insegnante di lettere per un gruppo di ragazzi. Vediamo presto che la situazione nel centro è tutt'altro che idilliaca, i ragazzi si trovano ad affrontare un ambiente violento e sembrano avere poca fiducia nel fatto che la scuola possa aiutarli a migliorare la loro situazione precaria.

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Con una telecamera in continuo movimento, che si avvicina ai personaggi per non perdere i dettagli degli effetti che le tempeste che attraversano producono sui loro corpi e sui loro volti, il film ci catapulta presto in un mondo grigio e minaccioso, illuminato solo a tratti dalla forza degli esseri umani che lo attraversano. E poche fiamme illuminano quanto quella sprigionata da Il Cileno, soprannome con cui tutti conoscono il padre di Lucio, un uomo che non cede allo scoraggiamento e che gestisce una mensa comunitaria nello stesso quartiere dove suo figlio lavora come insegnante. Si vede subito che nulla di quello che fanno è facile, la povertà cronica che affligge il luogo è il perfetto terreno fertile per le mafie che prosperano sulla precarietà, alimentando una spirale di distruzione da cui sembrerebbe impossibile scappare.

Le qualità di El suplente sono molteplici. È essenziale sottolineare la sua onestà e la sua capacità di ritrarre una realtà tanto dura quanto reale senza manicheismo e fuggendo dal tremendismo. Per questo è fondamentale il modo in cui ci vengono presentati tutti i personaggi; l'empatia e il rispetto per tutti gli esseri umani che popolano il film attraversano lo schermo. Attraverso dialoghi frizzanti e spontanei, interpretati alla perfezione dall'intero cast, veniamo introdotti alle dinamiche di un istituto dove ci sono violenza e gravi problemi. Ma ci sono anche un vero impegno per la comunità e un sentimento di fraternità tra i giovani, che spesso trovano in aula la comprensione e la fiducia che viene loro negata fuori.

L'equilibrio tra il ritratto intimo di ciascuno dei personaggi e la descrizione globale di un quartiere e di una città è perfettamente raggiunto. I momenti in cui il dramma umano richiede uno sguardo attento e tenero si intrecciano senza alcun problema con sequenze in cui l'adrenalina guida il filmato, con scene d'azione tanto emozionanti quanto prive di falsi effettismi.

Una menzione speciale merita l'opera monumentale di Juan Minujín nei panni di Lucio, che è affiancato da un sempre brillante Alfredo Castro (che dà vita a Il Cileno) e ci regala un'interpretazione difficile da dimenticare.

El suplente è una coproduzione tra Argentina (Campo Cine), Spagna (Arcadia Motion Pictures), Italia (Vivo Film), Messico (Esperanto Kino) e Francia (Bellota Films). Le vendite internazionali sono curate da Urban Sales.

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(Tradotto dallo spagnolo)

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