email print share on Facebook share on Twitter share on LinkedIn share on reddit pin on Pinterest

BLACK NIGHTS 2022 Concorso

Recensione: Toi non plus tu n'as rien vu

di 

- Béatrice Pollet firma un appassionante thriller giudiziario sulla questione della maternità, decifrando un atto apparentemente incomprensibile

Recensione: Toi non plus tu n'as rien vu
Géraldine Nakache e Maud Wyler in Toi non plus tu n'as rien vu

"La signora Claire Morel ha bisogno di noi per capire cosa è successo. Se non cerchiamo di capire con lei, non andremo avanti". È al centro di una stranissima vicenda, un gioco a nascondino con se stessi e forse con gli altri, che si immerge l'accattivante Toi non plus t'as rien vu [+leggi anche:
intervista: Béatrice Pollet
scheda film
]
di Béatrice Pollet, presentato in concorso al 26° Festival Black Nights di Tallin.

Ispirato a fatti realmente accaduti, il secondo lungometraggio della cineasta francese inizia (dopo un breve prologo di felicità familiare) con una serata del tutto insolita per la coppia composta da Claire (Maud Wyler) e Thomas (Grégoire Colin), genitori di due bambine che dormono tranquillamente. Al suo tardivo rientro dal lavoro, il secondo, ingegnere del Corpo Forestale dello Stato, trova la moglie priva di sensi e sanguinante, ma soprattutto, poche ore dopo, viene messo (in uno stato di apparente incomprensione totale) "in custodia cautelare per concorso in tentato omicidio di persona di età inferiore ai 15 anni”. Il motivo, lo rivelerà molto velocemente a Sophie (Géraldine Nakache), amica avvocato di Claire: "Hanno trovato un neonato sul cassonetto davanti a casa nostra. Dicono che sia il figlio di Claire" - È pazzesco! - Non può essere il suo bambino. Lo avrei saputo se mia moglie era incinta!".

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

Da questo colpo di scena iniziale e dallo stupore che travolge i protagonisti (Claire è incarcerata e rischia l'ergastolo), il film dipana metodicamente quella che si rivela una negazione della gravidanza e scava a fondo alla ricerca delle radici dell'evento. Interrogatori del giudice istruttore (Pascal Demolon), ricostruzione, attacchi del pubblico ministero ("il suo abbandono somiglia molto a un infanticidio, più o meno camuffato"), perizie psichiatriche per valutare la capacità di intendere e di volere, conversazioni tra Claire e Thomas che rivelano l'intimità della coppia e con Sophie per preparare la sua difesa, apertura del campo delle possibilità con le costellazioni e i fantasmi familiari (le lealtà inconsce che ci legano ai nostri antenati), peso dell'opinione pubblica (in particolare lettere anonime del tipo "pena di morte per queste troie, l'aborto non è abbastanza per loro"), il difficile e graduale riemergere di Claire: in pochi mesi, Toi non plus t'as rien vu esplora un mistero ai margini della scienza, schiudendo la porta sul legame tra maternità e psiche.

Empatico ma sobrio, capace di gestire la suspense senza ricorrere a facili espedienti (la sceneggiatura molto buona è scritta dalla regista), interpretato e messo in scena con precisione (da segnalare la fotografia crepuscolare di Georges Lechaptois), Toi non plus t'as rien vu si rivela un film appassionante, molto umano ed essenzialmente femminista, che solleva il velo, a beneficio educativo per tutti, su un atto a priori incomprensibile, anche per coloro che vivono tale esperienza.

Prodotto da Stéphanie Douet per Sensito Films e coprodotto da Jour2Fête, Toi non plus t'as rien vu è venduto nel mondo da The Party Film Sales.

(L'articolo continua qui sotto - Inf. pubblicitaria)

(Tradotto dal francese)

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla nostra newsletter per ricevere altri articoli direttamente nella tua casella di posta.

Privacy Policy