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VENEZIA 2007 Fuori concorso Maestri

De Oliveira svela il suo enigma

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De Oliveira svela il suo enigma

Non poteva mancare, in un Fuori Concorso dedicato ai Maestri, Manoel de Oliveira: il più longevo dei registi europei (e il più prolifico, con l’inossidabile media di un film all’anno) porta al Lido Cristovão Colombo – O Enigma [+leggi anche:
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Più che a Belle toujours [+leggi anche:
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, in Mostra l’anno scorso, questo nuovo capitolo rimanda a pagine come Um filme falado e Porto da Minha Infância, presentati entrambi a Venezia: le disquisizioni storico-artistiche del primo si fondono con l’autobiografia del secondo, in una sorta di biografia collettiva d’un intero Paese.

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Il Portogallo, da sempre tema centrale dell’autore, è stavolta protagonista di un’indagine intorno al mistero (l’enigma del titolo) dell’origine di Cristoforo Colombo. Soltanto nel 2006, sono quattro i libri che hanno rilanciato le origini lusitane dello scopritore dell’America: de Oliveira s’ispira a “Cristóvão Colon era Português" di Manuel e Sílvia Jorge da Silva, la coppia di coniugi che ha dedicato all’argomento le ricerche di una vita. Nel film (che si apre con l’emigrazione portoghese del secondo dopoguerra, e si chiude ai giorni nostri) sono interpretati dai giovani Ricardo Trepa e Leonor Baldaque, che lasciano il testimone aManoel e Maria Isabel De Oliveira. A chi gli domanda le ragioni dell’impegno davanti alla macchina da presa, il maestro risponde pragmatico: “far invecchiare gli attori era troppo costoso, e vista la somiglianza palese con Ricardo, che è mio nipote, la produzione ha insistito per questa soluzione più economica”.

Dopo il “sebastianismo” di O quinto império, de Oliveira continua a raccontare i tratti distintivi dell’animo portoghese: stavolta l’anelito verso l’infinito, già radicato nelle mitiche origini di Lisbona (l’antica Ulisseia, nomen omen), espresso dai grandi esploratori del Rinascimento e della Modernità, che solcarono le stesse rotte percorse ora – nel finale d’ironia tipicamente oliveriana – dalle navi da crociera.

È l’ultima immagine d’una lezione di storia mai pedante, sospesa tra il presente e un passato più o meno lontano, spesso rimosso, a volte conteso: proprio come l’identità di Cristoforo Colombo, che i portoghesi rivendicano come loro connazionale: “è nato a Cuba, figlio illegittimo di un uomo di corte, e ha dato il nome del paese natale all’isola più grande delle Antille”. Così de Oliveira, che intanto lavora a nuovi progetti, nonostante “i produttori non vogliano rischiare i propri soldi, e neppure quelli delle banche: il successo di un film è troppo imprevedibile, un enigma!”.

Fa eccezione François d’Artemare, che ha realizzato Cristovão Colombo – O Enigma con la sua Filmes do Tejo, in coproduzione con la francese Les Films de l’apres-midi, e con il supporto del Ministério da Cultura portoghese, dell’ ICAM, della Calouste Gulbenkian Foundation e delle emittenti televisive ZDF e ARTE. Le vendite internazionali sono curate da Rezo.

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