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Intervista a Fatih Akin, regista di Soul Kitchen

Video - Festival di Venezia 2009, Giornate degli autori

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Cineuropa incontra il regista tedesco Fatih Akin, il cui film Soul Kitchen [+leggi anche:
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è stato premiato con il Premio Speciale della Giuria al Venezia Film Festival del 2009.
Soul Kitchen è un'esilarante commedia su Zino, giovane proprietario di un ristorante, che non ha fortuna nella vita. Il regista spiega perché ha deciso di cambiare il suo stile narrativo e virare sulla commedia. Akin sottolinea quanto sia stato importante per lui vincere il Premio Lux 2007 per The Edge of Heaven. [+leggi anche:
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Cineuropa: Come mai ha deciso di cambiare registro con Soul kitchen e realizzare una commedia?
Fatih Akin: Dopo i miei, dopo i film seri che ho fatto, mi sentivo veramente spossato da questo mondo pesante, ero bloccato in un mondo serio. Volevo uscire da questo stallo grazie ad un film. Per cercare di fare qualcosa di diverso e per sfidare me stesso. Sono in grado di fare qualcosa di diverso? Sono capace di far ridere la gente? Voglio diventare un bravo regista, qualunque cosa significhi. Ritengo che, a mio avviso, ciò voglia dire gestire diversi generi, gestire diverse cose, sapete, intendo provarci, devo rischiare e provare. Mi sono detto: “Se non lo faccio ora, non lo farò mai”. Ci sono voluti tanta grinta perché ho avuto successo con le cose serie che ho fatto. Poi venne il rischio e mi sono detto va bene e sarò completamente diverso. Ecco perché ero così felice e sollevato quando mi sono reso conto dalle reazioni di ieri, che questa ha funzionato molto meglio di quanto mi aspettassi. Ero molto spaventato.

Hai creato un duo comico di successo. Pensi che possa nascere un nuovo star system europeo ?
Abbiamo avuto lo star system in Europa negli anni '60, forse negli anni '50, '60 e '70. Abbiamo avuto le Romy Schneider, abbiamo avuto i Marcello Mastroianni, abbiamo avuto i Jean-Paul Belmondo, i Clauss Kinsky. E tanti altri ancora. E oggi non l’abbiamo più, abbiamo perso tutto questo. Tutti parlano di costruire questa Europa comune, comune, comune, ma chi può essere definita una vera star internazionale europea oggigiorno ? Ci sono alcuni nomi conosciuti in certi ambienti, ma non sono delle icone come Belmondo, come Lino Ventura, come Alain Delon o Brigitte Bardot. Dove sono tutte queste Brigitte Bardot?Mi rendo conto, però, che lo star system, non solo in Europa, sta scemando oppure non esiste affatto. Anche negli Stati Uniti. Io non conosco per niente i nomi dei nuovi attori del cinema americano. Le star che conosco sono quelle degli anni ’70, i DeNiro e i Sean Penn- forse Johnny Depp e Brad Pitt è la star più giovane che conosco. Ma dopo Brad Pitt, non so nulla, non conosco nomi nuovi, non conosco le ragazze. Sembrano tutti uguali. Tutti indossano gli stessi abiti, non hanno più una tratto individuale. E in Europa ? Ok, avete Sergio Castellitto, ma non è così conosciuto in Germania. Bud Spencere e Terence Hill, loro erano delle star. Adriano Celentano era una star. Non capisco perché se c’è questo disperato bisogno di unire l’Europa, ognuno poi resta all’interno dei propri confini nazionali.

Ha vinto il premio lux nel 2007 per Ai confini del paradiso. Cosa pensa di questo premio e del supporto al cinema da parte delle istituzioni europee?
Sono molto grato dell’esistenza di questo sportello europeo presso la European Film Foundation. Questi fondi europei per i film sono molto, molto, molto importanti, soprattutto per i paesi piccoli, paesi come la Turchia, che sono molto più dipendenti da questo denaro per creare film bellissimi come Takva. Non sarebbe stato possibile realizzare Takva senza fondi europei, senza questo legame con le aziende europee. Non sarebbe possibile, una spesa del genere in contanti per mantenere la cultura. Questa è la cosa importante. Il premio Lux è uno strumento molto importante per trasportare la cultura in Europa in lingue differenti.
Grazie a Dio abbiamo lingue diverse e non tutto è globalizzato in Europa e non esiste un unico modo di pensare. Grazie a Dio abbiamo mentalità diverse. Tra tutte queste mentalità è possibile uno scontro. Non voglio un sistema unico in cui Berlusconi mi comanda, non voglio una cosa del genere. Non voglio avere il partito laburista inglese, Brown, che mi dirige. Ciò non significa che io sono felice con la Merkel, ma altre persone non volevano essere guidati dai politici spagnoli, ma io voglio quello. E ‘ bene essere separati in un certo senso. La Norvegia non vuole far parte di tutto questo. Nel caso specifico dello star system ritengo che esso abbia funzionato maggiormente proprio in virtù della separazione esistente in Europa e dobbiamo tornare indietro a quei tempi ancora una volta, quei giorni di gloria degli anni '60, quando esisteva Sergio Leone, e l’Europa dell’Ovest.
Grazie a premi come il Premio Lux. Il premio Lux mi ha dato la speranza che torneremo a quelle epoche d'oro degli anni '60 del cinema europeo.

Guarda le altre interviste di Venezia 2009:

Sherry Hormann, regista di Desert Flower.
Alex van Warmerdam, regista di The Last Days of Emma Blank.
Yannick Dahan e Benjamin Rocher, registi di La Horde.
Daniel Sánchez-Arévalo, regista di Gordos.
Daniel Monzón, regista di Celda 211.
Erik Gandini, regista di Videocracy.
Claude e Nathan Miller, registi di Je Suis Heureux Que Ma Mère Soit Vivante.
Jorge Navas, regista di La Sangre y la Lluvia.
Léa Fehner, regista di Qu’un seul tienne et les autres suivront.
Sterlin Harjo, regista di Barking Water.
Merzak Allouache, regista di Harragas.
Mario Canale y Annarosa Morri, registi di Vittorio D..
Signe Baumane, regista di Teat Beat of Sex.
Stefano Consiglio, regista di L'amore e basta.
Marina Spada, regista di Poesia che mi guardi.
Goran Paskaljevic, regista di Honey Moons.
Paola Sangiovanni, regista di Ragazze - La vita trema.
Israel Adrián Caetano, regista di Francia.
Jesper Ganslandt, regista di Apan.
Valerio Jalongo, regista di Di Me Cosa Ne Sai.