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Razzia: "I Want to Break Free"

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- TORONTO 2017: Nabil Ayouch offre un mosaico affascinante, un film di grande impatto sui sogni, gli ostacoli e le lotte quotidiane in Marocco

Razzia: "I Want to Break Free"
Abdelilah Rachid in Razzia

"Fortunato chi può agire secondo i propri desideri". Questo proverbio berbero che accompagna l’apertura di Razzia [+leggi anche:
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di Nabil Ayouch (che aveva galvanizzato la Croisette con le sue ultime due opere Les Chevaux de Dieu [+leggi anche:
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e Much Loved [+leggi anche:
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), presentato in prima mondiale nella competizione Platform del 42° Festival internazionale del film di Toronto, potrebbe perfettamente riassumere le intenzioni di un cineasta impegnato dotato di una profonda sensibilità verso l’umano e che si è lanciato stavolta in un’opera molto ambiziosa per la sua ampiezza e la sua potenza espressiva. Un’audacia formale che intreccia cinque racconti e due epoche, e che rispecchia perfettamente l’audacia del suo tema, poiché il regista franco-marocchino mette in luce il carattere disorientante e potenzialmente esplosivo della frustrazione che in Marocco nasce dalla difficoltà di vivere la propria diversità nonostante una forte volontà.

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Il film comincia nel 1982 nello splendido scenario delle montagne dell’Atlas, in un piccolo villaggio dove lo stimatissimo insegnante Abdallah (Amine Ennaji) dovrà piegarsi alle direttive statali e cessare di insegnare in berbero, l’unica lingua compresa dai suoi alunni, prima di abbandonare, totalmente sconfitto, la regione e la relazione che aveva instaurato con la coraggiosa vedova Yto (Nezha Tebbaï). Poi Razzia si proietta nel 2015 a Casablanca. Là, la bella Salima (Maryam Touzani, che ha anche scritto la sceneggiatura con il regista), con abito corto e capelli al vento, si bagna in mare dopo aver visto sfilare una manifestazione contro la riforma della legge sull’eredità dove compaiono striscioni come "Charia rules" o "gli uomini e le donne non sono uguali". La cornice del quotidiano e le sue spiccate contraddizioni è così pienamente stabilita. Perché anche se è una donna apparentemente libera, con un marito che sembra muoversi in un contesto moderno economicamente privilegiato, Salima solleva la questione dell’aborto, e chiede consiglio a Yto (interpretata stavolta da Saâdia Ladib) presso cui va a danzare e che ritroviamo con suo figlio Elyas. Quest’ultimo (Abdellah Didane) lavora come cameriere nel bar di Joe (Arieh Worhalter), un ebreo che vorrebbe vivere una dolce vita cullata dai ricordi del mito del film Casablanca di Michael Curtiz, ma la cui esistenza si restringe sempre di più, specialmente in amore, a causa delle barriere religiose. Quanto a Hakim (Abdelilah Rachid), la sua famiglia e il suo quartiere popolare della Medina ostacolano il suo sogno di sfondare nella musica come Freddie Mercury, così come l’universo da adolescente ricca di Inès (Dounia Binebine) maschera una profonda solitudine dinanzi alle incertezze del passaggio all’età adulta in un ambiente in cui le nudità televisive si scontrano con il peso delle tradizioni del paese. Tutte frizioni psicologiche che alimentano un clima di forte tensione sotterranea mentre nella notte scoppiano le rivolte urbane…

Film puzzle accattivante e atto "politico" molto forte, Razzia tesse la sua trama con grande intensità, e Nabil Ayouch eccelle soprattutto nel far emergere l’emozione attraverso la semplice osservazione di un volto. Il suo sguardo al contempo affettuoso e affilato sul Marocco contemporaneo e sui tumulti di Casablanca è sia un appello al risveglio positivo, alla perseveranza e alla rinascita, che una sirena d’allarme sui pericoli derivanti dall’accentuarsi di falle e contraddizioni.

Prodotto da Bruno Nahon per la società parigina Unité de Production e coprodotto dal Belgio (Artémis Productions) e il Marocco, Razzia sarà distribuito in Francia il 17 gennaio 2018 da Ad Vitam ed è venduto nel mondo da Playtime (ex Films Distribution).

(Tradotto dal francese)

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