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The Wife: la grande donna dietro un autore da Nobel

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- Glenn Close è la moglie che dà il titolo al film di Björn Runge, adattamento del romanzo di Meg Wolitzer

The Wife: la grande donna dietro un autore da Nobel
Glenn Close in The Wife

In mostra al 13° Zurich Film Festival, dopo l'entusiastica accoglienza alla serata di chiusura del 65° Festival di San Sebastián, The Wife [+leggi anche:
trailer
intervista: Björn Runge
scheda film
]
di Björn Runge è l'estasiante esibizione del talento di Glenn Close, un'attrice nominata sei volte agli Academy Award.

È lei ad interpretare il ruolo della moglie che dà il titolo al film di Runge, un'opera sul processo creativo e su chi vive seguendo le orme di un genitore o sperimentando la discriminazione di genere. Ci sono allusioni al grande regista svedese Ingmar Bergman nella fotografia di Ulf Brantås e nella sceneggiatura di Jane Anderson, che racconta nel dettaglio la tumultuosa relazione tra Joan Castleman e suo marito, il celebrato attore Joe Castleman (Jonathan Pryce).

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Dopo una divertente e tenera scena iniziale con i due protagonisti nel proprio letto, le prime tensioni emergono quando Joe riceve una telefonata di prima mattina, per informarlo che sta per ricevere il Premio Nobel per la Letteratura. Non esistendo ancora i telefoni cellulari, Joe insiste perché la moglie esca dal letto e si infili in ufficio, da dove può origliare la telefonata. I due festeggiano la notizia ballando insieme sul letto, ma presto diventa evidente che qualcosa non va, quando Joan improvvisamente si ferma e si incupisce. Il suo silenzio tradisce il suo risentimento, e la consapevolezza di non essere più a suo agio con un tacito accordo che fino ad allora aveva regolato la loro relazione. È chiaro che il silenzio è la componente chiave della loro vita a due.

Sul Concorde per Stoccolma, prendono corpo altre due storie che animeranno il film. Nel jet siede comodamente Nathaniel Bone (Christian Slater), intenzionato a scrivere una biografia sul Premio Nobel, che includa tanto i suoi pregi che i suoi difetti. La sua teoria è che non dovrebbe essere Joe, ma sua moglie Joan, a riscuotere il plauso per un'opera letteraria che ha sfidato il concetto di romanzo. Joe lo snobba, mentre Joan consiglia un approccio un po' più diplomatico.

Sull'aereo c'è anche il figlio, David (Max Irons), uno scrittore a cui il padre rimprovera di non aver ancora maturato un proprio stile.  Tutto ciò a cui David aspira è un minimo di affermazione che lo distacchi dal proprio padre. Ed è ancora una volta Joe che guida il marito verso un atteggiamento più mite e sensibile.

Runge ha vinto l'Orso d'Argento e il Premio Angelo Blu per il miglior film europeo al Festival di Berlino, nel 2003, con Daybreak. Si lancia ora nel suo primo film in lingua inglese, con tensione e pathos nella scena iniziale, ma compiendo un passo falso nell'abuso di flashback e confermando la tesi di Alexander Mackendrick, regista di Piombo rovente, per il quale “il flashback è per sua stessa natura non drammatico”. Il film è anche un'ardua prova per Annie Starke, vera figlia di Glenn Close, che qui è chiamata ad interpretare una giovane Joan, al fianco della madre in una delle migliori performance della sua gloriosa carriera.

L'elemento più dannoso del film sono tuttavia le sequenze di flashback, che mostrano come Joan e Joe si sono innamorati, sottraendo al presente l'intrigante ambiguità creata dalla storia principale. È una scelta insensata in un film altrimenti eccellente, che rapisce in ogni istante in cui ci troviamo con Close and Pryce.

Silver Reel presenta una produzione London/Anonymous Content Meta Film con Tempo Productions, in associazione con Embankment Films e Creative Scotland. È stata coprodotta con Spark Film & TV in associatzione con Film Väst e Chimney

(Tradotto dall'inglese)

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