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“Faccio film su ciò che mi spaventa e che non capisco”

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Claudia Pinto Emperador • Regista

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- La regista e produttrice ispano-venezuelana Claudia Pinto Emperador ha vinto il Premio Eurimages allo Sviluppo di Coproduzioni a San Sebastián per Las consecuencias

Claudia Pinto Emperador • Regista

Come ogni anno, il VI Forum di Coproduzione Europa-America Latina del Festival di San Sebastián ha ospitato la consegna del Premio Eurimages allo Sviluppo di Coproduzioni a uno dei suoi progetti selezionati. Stavolta l’onore è spettato a Las consecuencias, il progetto di opera seconda della regista ispano-venezuelana Claudia Pinto Emperador, dopo La distancia más larga [+leggi anche:
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]
. Il progetto racconterà la storia di Fabiola, una donna che comincia a provare disagio per il rapporto tra suo padre e sua figlia di 13 anni e che, durante un viaggio in una piccola isola, diventa una spia nella propria casa, dibattendosi tra il terrore di ciò che può scoprire e la necessità di ottenere risposte.

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Cineuropa: Qual è l’origine del progetto?
C
laudia Pinto Emperador: Nasce da qualcosa di molto personale. Ho una bambina di 3 anni e un bambino di 3 mesi, quindi c’è stato un momento in cui allattavo ed ero incinta. Il punto di partenza era il chiedersi cosa accadrebbe se i miei figli dovessero essere in pericolo senza che me ne renda conto, quanto sarei in grado di mentire e di tacere per proteggerli. A partire da quella storia, mi sono sentita un po’ dentro, domanda dopo domanda, e da lì questa strana e inquietante storia d'amore tra genitori e figli.

In realtà faccio film su ciò che mi spaventa, sulle cose che non capisco. Credo in un cinema che vada a fondo per tirar fuori storie apparentemente semplici, ma con un importante carico emotivo e psicologico. E il progetto mi ha portato fino a qui, con la mia famiglia, che è venuta ad accompagnarmi.

E’ interamente coinvolta nel progetto, come regista, produttrice, co-sceneggiatrice…
Totalmente. Il mio compagno sceneggiatore è Eduardo Sánchez Rugeles. E’ la prima volta che lavoriamo insieme, ma è stato un lavoro realmente interessante, perché ha oltretutto portato quello sguardo maschile al tema della maternità e della paternità, e ci siamo integrati molto bene. Io stessa produco la pellicola con Rodolfo Cova (Leone d’Oro a Venezia con Desde allá, e anche nella produzione di Las hijas de Abril) per Factor RH. Ci conosciamo da 15 anni e avevamo voglia di lavorare insieme da diversi anni, e questo progetto gli piacque molto quando lo vide. Produco il film con Sin Rodeos Films, la casa di produzione con cui ho fatto la pellicola precedente. Ho un po’ i tre cappelli del progetto, ma li condivido con professionisti e amici in cui credo molto, perché il carico è forte. Abbiamo già coprodotto con il Messico, e ora abbiamo buoni legami con la Francia (il musicista del film è francese...), con una fantastica opzione all'interno del territorio Eurimages, quindi speriamo di concludere presto le cose. È tutto molto ben avviato per chiudere gli accordi.

Aveva pensato fin dall'inizio di portare il film al VI Forum di Coproduzione Europa-America Latina di San Sebastián per cercare sinergie?
Sì, è il primo forum dove presentiamo il progetto, il primo incontro internazionale del film, e la nostra intenzione era di cercare un coproduttore in Europa, un agente di vendita, un distributore in Spagna e se tutto va come sembra, raggiungeremo gli obiettivi a breve. Ci hanno anche dato il premio del Marché du Film di Cannes per andare al Ventana Sur, il che è buono per noi perché è un ottimo momento per leggere le sceneggiature, avere conversazioni e poi poter finalizzare gli accordi.

Abbiamo intenzione di girare la prossima estate, e potremmo farlo senza troppi indugi, mettendo in marcia tutta la macchina necessaria per realizzare tale piano. Se tutto va bene, spero di tornare a San Sebastián con il film pronto nel 2019.

(Tradotto dallo spagnolo)

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