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SAN SEBASTIÁN 2017 Nuovi registi

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Princesita: piena di grazia

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- SAN SEBASTIÁN 2017: Marialy Rivas attacca, col suo coraggioso secondo film, la pederastia e le sette religiose attraverso la via crucis di una ragazzina

Princesita: piena di grazia

Al momento di scrivere queste righe, Princesita [+leggi anche:
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, film di appena 78 minuti ma di grande impatto, occupa il primo posto nella classifica del voto del pubblico giovane del 65º Festival del Cinema di San Sebastián: anche se manca ancora molto alla fine della manifestazione, non sarebbe strano che questa contundente, stilizzata e magnifica denuncia della manipolazione e dell’abuso finisse per ottenere qualche – meritato – premio. Questo, nella sezione Nuovi registi, è stato il suo debutto europeo dopo l’ottima accoglienza ricevuta nella sezione Discovery del Festival di Toronto, qualche giorno fa. Si tratta del secondo lungometraggio della promettente cineasta cilena Marialy Rivas, la cui opera prima Joven & alocada – che partecipò a Cine en construcción 20, nel 2011, e poi in Horizontes latinos l’anno successivo, nell’ambito del festival basco – le valse il premio World Cinema Screenwriting Award al Festival di Sundance 2012.

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Su sceneggiatura della regista e, ancora una volta, Camila Gutiérrez, basata su fatti reali relativi a una setta che abusava di minori minacciati da un’imminente fine del mondo, Princesita comincia come una favola, bella e colorata, e termina come un incubo, torbido e confuso. Nel frattempo – attraverso il suo sguardo, la sua voce off e una cinepresa che non abbandona neanche un secondo il suo punto di vista – accompagniamo Tamara, una ragazzina di 12 anni che è stata scelta dal leader Miguel (incarnato da Marcelo Alonso, attore già inquietante in El club di Pablo Larraín, altro film che affrontava l’aspetto più sinistro delle religioni) per una missione molto speciale… e perversa.

La manipolazione e la violazione della purezza diventano così i temi centrali di un film che evita il morboso e il sensazionalismo per mostrare delicatamente come, attraverso un discorso raggiratore, l'uso di droghe, il ricatto emotivo, la menzogna, la seduzione, il terrore e l’isolamento dal mondo esterno, un adulto contorto possa intrappolare un'anima candida nella sua ragnatela (una cosa magnificamente rappresentata dai magnetici titoli di coda di Princesita). Rivas, inoltre, utilizzando la sfocatura, i primissimi piani e una fotografia che vira dalla saturazione di colori dorati a ombre tenebrose, sostenuto il tutto da un sonoro avvolgente, dimostra di aver fatto delle buone scelte stilistiche che riescono a trasmettere, con sensibilità, l'orrore: il pubblico che ieri, in un affollato Kursaal 2, applaudiva ogni risposta della regista, all’incontro seguente la proiezione, ha mostrato che questo messaggio di allarme ha fatto centro, nel profondo, soprattutto nei più giovani (e vulnerabili).

Princesita è una produzione della compagnia cilena Fábula (diretta da Juan de Dios Larraín e Pablo Larraín), l’argentina Sudestada Cine (Ignacio Rey) e la spagnola Setembro Cine (Fernanda del Nido). I fratelli Larraín e del Nido già avevano unito le loro forze in Neruda [+leggi anche:
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di Pablo Larraín (Quinzaine des réalisateurs a Cannes) e in Una mujer fantástica [+leggi anche:
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di Sebastián Lelio (Orso d’Argento della Miglior Sceneggiatura alla passata edizione del Festival di Berlino). Delle sue vendite internazionali si occupa la società messicana Mundial.

(Tradotto dallo spagnolo)

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